giovedì 6 luglio 2017

Quando si supera il limite...se un limite c'è!

Questo post è una riflessione dopo una serie di fatti concentratisi negli ultimi giorni...che sia il caldo estivo? Temiamo proprio di no!

Iniziamo con la legge di riforma del codice penale, approvata il 14 giugno 2017, dove si prevede l’introduzione di un nuovo articolo: il 162 ter, che prevede l’estinzione dei reati a seguito di condotte riparatorie. Uno di questi reati è lo stalking. Senza il consenso della vittima l’imputato potrà estinguere il reato pagando una somma se il giudice la riterrà congrua, versandola anche in comode rate. Ovviamente è con estremo imbarazzo che stanno cercando di "metterci una pezza".

Passiamo al caso delle "ombrelline" volontarie che come ancelle senza tempo coprono il capo degli uomini "di potere"...emblema della cultura patriarcale e misogina che non riesce proprio ad uscire dalla visione della donna-oggetto, orpello dell'uomo.


Andiamo alle dichiarazioni imbarazzanti del Sindaco di Pimonte per cui abbiamo mandato questa mail:
Buongiorno sig. Sindaco,siamo veramente amareggiate e oltraggiate dalle sue parole.Lo stupro non può venire liquidato come una "bambinata" nemmeno se commesso da minorenni.Non accettiamo da donne e come Associazione che si occupa da 16 anni di parità dei diritti, politiche di genere e contrasto alla violenza sulle donne, che nulla che leda la nostra persona e la nostra sessualità sia ridotto al termine bambinata.Lei conosce le sofferenze che si porta dentro una donna che ha subito violenza? Lei conosce il significato di violenza sessuale? Se li conoscesse crediamo non parlerebbe così.Quindi ci sentiamo di scriverle almeno cos'è la violenza sessuale: comprende l’imposizione di pratiche sessuali indesiderate o di rapporti che facciano male fisicamente e che siano lesivi della dignità, ottenute con minacce di varia natura. L’imposizione di un rapporto sessuale o di un’intimità non desiderata è un atto di umiliazione, di sopraffazione e di soggiogazione, che provoca nella vittima profonde ferite psichiche oltre che fisiche.Le chiediamo, e spero siano in tante a chiederlo, non solo che rettifichi quanto detto e che chieda scusa alla ragazza, ma che abbia la correttezza di presentare le Sue dimissioni perchè ricoprire un carica pubblica non è compatibile con il suo pensiero.
Le donne di ARPA
Non facciamoci mancare il Sig. Vice Prefetto arrestato per abusi sessuali su tre donne in Calabria.

Nel frattempo possiamo goderci comodamente sedut* sul divano la trasmissione "Professione Lolita-le Baby Squillo del Parioli" in barba a quanto stabilito dal "Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti che ricorda a tutte le colleghe e ai colleghi che il Testo Unico dei doveri, approvato dal Cnog ed entrato in vigore il 3 febbraio 2016, ha riservato alla Carta di Treviso e a poche altre Carte, il privilegio di comparire come testo autonomo. L'uso reiterato che molte testate, televisive, cartacee e online, fanno della definizione "baby squillo", ad esempio, è un'inammissibile violazione di questa Carta."
Ma se vogliamo insistere sulla comunicazione mass mediatica potete leggere questo articolo di Simona Sforza come esempio di narrazione tossica sui casi di femminicidio in Italia... eppure anche in questo caso il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha fatto proprio, lo scorso dicembre, il documento della Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) a proposito di violenza sulle donne, elaborato nel solco della Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1993.
In esso si “richiama i giornalisti all'uso di un linguaggio corretto, cioè rispettoso della persona, scevro da pregiudizi e stereotipi, ad una informazione precisa e dettagliata nella misura in cui i particolari di un accadimento siano utili alla comprensione della vicenda, delle situazioni, della loro dimensione sociale. Ad esempio, adottando nei casi di femminicidio il punto di vista della vittima, possiamo ridarle la dignità e l’umanità che, in una cronaca quasi sempre centrata sulla personalità dell’omicida, vanno perdute. Ancora il documento offre indicazioni importanti circa il rapporto che il/la giornalista può instaurare con chi ha subito violenza, salvaguardandone l’identità, evitando la descrizione circostanziata dei luoghi, preservando quindi il diritto alla privacy.”

E chiudiamo con la notizia di oggi sul DDL sugli orfani di femminicidio già approvato alla Camera e bloccato per il voto contrario di FI Gal e Lega in Commissione Giustizia del Senato...vi chiederete come mai?!?! Secondo questi geni del male sono da tutelare i minori orfani speciali a patto che il padre omicida sia sposato con la sua vittima e non solo convivente. E non credo servano parole a commento.

Questo è un breve resoconto di ciò che è accaduto negli ultimi giorni tralasciando le varie notizie di violenze, abusi e femminicidi a contorno che quotidianamente affliggono le donne del nostro paese.


Vi chiedete ancora perchè c'è bisogno di femminismo? 
Esiste un limite quando esso stesso si supera?

Body Shaming! No, grazie!

Il Body shaming (dall’inglese body = corpo e shame = vergogna) è la pratica meschina di spingere con le parole (ma spesso non solo quelle) una persona a provare vergogna del proprio corpo, poiché non rientra nei canoni estetici del tempo.

Prendere di mira, in special modo le donne, per il loro aspetto fisico è pratica molto diffusa. Non solo rifiutiamo questo comportamento meschino, ma ne condanniamo l'uso. 
Quindi vorremmo dire a certi leoni da tastiera che criticano e "prendono in giro" donne facendo body shaming:

1. Il problema vero qual è? Che una donna sia, secondo i canoni socialmente imposti, "troppo grassa" o "troppo magra", o che le vostre argomentazioni abbiano lo spessore di un moscerino spiaccicato sul parabrezza?!?!?!
2. Forse non vi rendete conto che potreste essere denunciati! Fateci un pensierino magari o cercatevi un buon avvocato.
3. Se proprio vi scappa il giudizio sulla fisicità di una donna, ricordatevi sempre che (forse) avete elementi (li avete vero?!?!?) per auto-valutare se questo livore in realtà non nasconda una grande invidia.
4. Se la donna in questione ricopre una carica pubblica e voi la offendete per la sua fisicità...beh...è evidente che non avete elementi per attaccarla sul suo operato!
5. Se il metro di giudizio che usate si basa solo sull'aspetto fisico di una persona, che dire, siete molto sfortunati, immaginiamo la pochezza che vi circonda!

Ci sarebbe molto altro da dire, ma abbiamo deciso che un post semplice e breve avrebbe avuto più chance di essere letto da tutt* coloro che si sentono leoni da tastiera, ma nella vita reale???

martedì 27 giugno 2017

Grazie Associazione L'Incontro, Grazie Gabriella!

L'Associazione A.R.PA. ringrazia di cuore l'Associazione L'Incontro per aver donato non solo un contributo economico, ma un ricordo speciale in nome di una donna che si è sempre spesa per chi aveva bisogno e che si è sempre interessata alle politiche di genere. 

Nel primo anno di attività del nostro Centro antiviolenza D.U.N.A. , Gabriella ci incontrò e rimase impressionata dal numero di donne che già si erano rivolte a noi e ci disse che sarebbe sempre stata dalla parte delle donne che si adoperano per altre donne.

 Il valore di questo gesto è dunque ben più che materiale, è simbolo delle donne che stanno a fianco delle donne
Grazie ancora a L'incontro e grazie a Gabriella Gabrielli che ci accompagnerà sempre nel difficile cammino della lotta alla violenza di genere.  


Siamo molto felici di condividere questo gesto con gli amici della Cooperativa La Casa di Alice che aiutano adolescenti in situazioni di difficoltà e che come noi da anni lavorano sul territorio. 

Ancora grazie anche a nome di tutte le donne che si rivolgono a noi in cerca di sostegno nel percorso di fuoriuscita dalla violenza.


domenica 28 maggio 2017

Requisiti minimi degli interventi nei casi di violenza assistita

A.R.Pa. il 3 Marzo 2017 ha partecipato al convegno organizzato dal CISMAI e dall'Associazione Artemisia di Firenze sulla Presentazione delle Linee Guida d’intervento per gli Special Orphans avendo nel nostro piccolo contribuito attivamente alla ricerca Switch-Off-Orfani speciali di femminicidio- . Il nostro lavoro come Centro antiviolenza D.U.N.A. ci vede, infatti, sempre più impegnate ad affrontare la questione dei e delle minori che vivono o hanno vissuto situazioni di violenza, abusi e maltrattamenti anche in forma indiretta, ovvero la violenza assistita, che chi opera nei Centri sa bene come sia uno dei fattori di rischio che possono portare ad adulti maltrattanti e adulte maltrattate. Una corretta presa in carico ed il trattamento in questi casi è di importanza enorme ed è per questo che riteniamo fondamentale questo lavoro fatto dal CISMAI e che ci auguriamo venga preso in seria considerazione.

Per violenza assistita intrafamiliare si intende l’esperire da parte della/del bambina/o e adolescente qualsiasi forma di maltrattamento compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale, economica e atti persecutori (c.d. stalking) su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative, adulte o minorenni. Di particolare gravità è la condizione degli orfani denominati speciali, vittime di violenza assistita da omicidio, omicidi plurimi, omicidio-suicidio. Il/la bambino/a o l’adolescente può farne esperienza direttamente (quando la violenza/omicidio avviene nel suo campo percettivo), indirettamente (quando il/la minorenne è o viene a conoscenza della violenza/omicidio), e/o percependone gli effetti acuti e cronici, fisici e psicologici. La violenza assistita include l’assistere a violenze di minorenni su altri minorenni e/o su altri membri della famiglia e ad abbandoni e maltrattamenti ai danni degli animali domestici e da allevamento. La violenza sulle donne è un fenomeno diffuso, ancora sottovalutato e scarsamente rilevato, che può mettere a rischio, a partire dalle prime fasi della gravidanza, la salute psico-fisica e la vita stessa, sia delle madri che dei figli. Il coinvolgimento dei bambini nella violenza domestica può avvenire non solo durante la convivenza dei genitori, ma anche nella fase di separazione e dopo la separazione stessa. Queste ultime due fasi sono particolarmente a rischio per il coinvolgimento dei figli da parte del padre/partner violento, il quale può utilizzare i bambini come strumento per reiterare i maltrattamenti sulla madre e per continuare a controllarla. Inoltre in queste fasi aumenta il rischio di escalation della violenza e la possibilità di un esito letale (omicidio della madre, omicidi plurimi, omicidio-suicidio). Le dinamiche della violenza domestica interferiscono sulla relazione con i figli, alterando l’espressione delle funzioni genitoriali della madre e del padre maltrattante e i modelli di attaccamento. (CISMAI 2005)
Potete trovare qui il documento che parte dalla definizione di violenza assistita già assunta dal CISMAI, il Coordinamento Italiano dei Servizi Contro il Maltrattamento e l'Abuso dell'Infanzia ( 2005), indicando quindi i requisiti minimi degli interventi relativamente alle fasi della:
- rilevazione,
- protezione,
-valutazione,
-trattamento,
Anche in linea con quanto indicato dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, c.d. Convenzione di Istanbul, sottoscritta dall’Italia il 27 settembre 2012 e ratificata dal Parlamento con la legge n. 77/2013, entrata invigore il 1 agosto 2014.
Questa revisione enuclea i principali elementi su cui porre attenzione nell’impostazione degli interventi a favore dei bambini e delle bambine vittime di violenza assistita da maltrattamento sulle madri. Sono da includere quei casi, rari per l’incidenza, in cui il/la minorenne ha assistito direttamente o indirettamente all’omicidio della madre e/o di altri familiari o all’omicidio/suicidio da parte del padre. Sottolinea comunque la necessità della presa in carico anche delle altre tipologie di Violenza Assistita a danno dei/delle minorenni, in particolare della Violenza Assistita da abuso e maltrattamenti sui fratelli e sulle sorelle.


ARPA al Toscana Pride di Arezzo!


Anche per questo anno 2017 A.R.Pa. ha partecipato al Toscana Pride, perchè dove si parla di diritti noi ci saremo sempre!

Siamo orgogliose che anche le nostre istituzioni locali abbiano sfilato in nome della parità dei diritti per tutti e tutte.

venerdì 26 maggio 2017

Quando la violenza è istituzionale!

Vi raccontiamo una storia di violenza istituzionale e mediatica iniziata quasi due mesi fa e che ci vede nel bel mezzo di una guerra politica che non ci appartiene e che rifiutiamo!

Il 29 Aprile 2017 esce questo articolo su Il Tirreno, dopo che la Commissione Sociale del Comune di Massa ci ha convocate con un generico oggetto "Violenza di genere" e telefonicamente la segreteria ci comunicava che la Commissione voleva i dati sull'andamento della situazione territoriale sul tema.
In quella Commissione ci viene fatto un vero e proprio processo senza conoscere il caso, la nostra convenzione con l'Ente (su cui vi illumineremo a breve) e senza darci l'opportunità di spiegare a dovere la questione.

Il 4 Maggio 2017 su nostra richiesta viene convocata in Comune una riunione istituzionale, a cui partecipa anche la parte tecnica, durante la quale viene messo in evidenza e riconosciuto come il problema sia di natura culturale, come da una parte non si riesca a comprendere cosa sia una Casa Rifugio e la differenza tra questa e una qualsiasi altra struttura di accoglienza e dall'altra non si riesca a comprendere, riconoscere e dare valore al nostro lavoro. Viene fuori con chiarezza come alcuni abbiano una visione che prevede un'illogica distinzione operativa tra Centro Antiviolenza e Casa Rifugio, una visione miope che schiaccia la connotazione culturale dei Centri Antiviolenza, volti a produrre cambiamento sociale, sulla logica del mero servizio emergenziale.

Il 22 Maggio 2017 a seguito di un'altra Commissione Sociale, il Consigliere di Forza Italia, scrive una lettera senza la minima cognizione di causa del caso e delle convenzioni fra noi e l'Ente di riferimento, facendo partire l'ennesima macchina del fango sia sulla TV locale Antenna 3 che sul quotidiano locale Il Tirreno che su Facebook.


Il livello di informazioni false raggiunge punte massime.
1) Nessuna di noi ha mai fatto una distinzione tra "violenza di genere" e "violenza domestica"...è un'idiozia! E credeteci se vi diciamo che sappiamo molto bene quale sia la definizione di "violenza di genere" dato che vantiamo anni di formazione e pratica.
2) Il caso in questione (di cui ovviamente non possiamo parlare nei particolari per questioni di privacy) era un caso di una famiglia vessata, da più di venti anni, dalla tossicodipendenza del figlio. Figlio con precedenti penali, violento con chiunque e solito rubare per procacciarsi la droga. Un caso noto. La volontà della madre di questo figlio era quella di poter rimanere a casa sua. E chi ha almeno la minima idea di come funzionino i centri antiviolenza sa che requisiti indispensabili per l'inserimento in casa rifugio sono la volontà e la richiesta esplicita della donna di uscire dalla situazione di violenza e maltrattamento in cui versa. Inoltre si usano strumenti scientifici riconosciuti a livello internazionale per le valutazioni dei casi. La valutazione viene fatta da più punti di vista,
da quello del rischio che la donna corre a quello della situazione in cui essa si trova e le domande su
quest'ultimo aspetto sono fondamentali per garantire un buon lavoro su di essa e per tutelare eventuali
altre donne presenti nella casa rifugio, le operatrici stesse, la segretezza del luogo.
3) Noi siamo tutte operatrici specializzate VOLONTARIE, non percepiamo soldi dal Comune di Massa, con cui abbiamo forse l'unica convenzione a zero d'Italia, ed il Centro Antiviolenza non è dell'Ente, ma della nostra Associazione A.R.PA..(se ve lo state chiedendo...l'Associazione nasce nel 2001, il Centro nel 2013 e dal 2009 facciamo parte della rete interistituzionale provinciale antiviolenza!)
4) A novembre 2016 riusciamo, dopo due anni di battaglie, a raggiungere il traguardo di avere una casa rifugio con 4 camere, un bene sottratto alla mafia che può dunque essere utilizzato unicamente per scopi sociali, che ci viene affidato in comodato d'uso gratuito con l'onere a nostro carico delle utenze e delle spese condominiali.
5) Le rette previste per le donne e per i/le minori ospiti sono di 30€ al giorno, cosa che farebbe supporre che ci converrebbe ospitare chiunque senza andare troppo per il sottile, ma avendo un'etica, una professionalità e seguendo linee guida e procedure comuni con i centri Tosca, il coordinamento regionale dei centri antiviolenza toscani di cui facciamo parte, non ci passa neanche per idea questo tipo di opzione! A proposito di rette...vi abbiamo già detto che nonostante la Casa rifugio sia attiva dal 1° gennaio 2017 e da subito si abbiano avuti ingressi non abbiamo ancora visto 1€??? E che abbiamo anticipato autofinanziandoci, tutte le spese sostenute fino ad oggi?!?!?!
6) L'atto aggiuntivo alla nostra convenzione del 2014, atto del novembre 2016, che va a regolare i rapporti tra noi ed il Comune di Massa per l'inserimento nella casa rifugio delle donne vittime di violenza residenti nel Comune di Massa nei limiti dei posti riservati, all' Art.3 cita :"L'Associazione, nella disponibilità degli otto posti letto previsti nella casa rifugio riserverà al Comune una stanza con tre posti letto per l'inserimento di donne sole o con minori vittime di violenza. Per i rimanenti posti non convenzionati A.R.PA. gestirà gli accessi in modo autonomo in base alla normativa vigente."
7) La stanza convenzionata con il Comune era già occupata da un nucleo familiare all'epoca dei fatti.

Pertanto abbiamo risposto pubblicamente con il seguente Comunicato Stampa del 24/05/2017:
Il Centro Antiviolenza D.U.N.A. è un servizio dell’ Associazione A.r.pa.- Associazione Raggiungimento Parità, per donne con o senza figli/e che vivono o hanno vissuto situazioni di maltrattamenti, violenza e abusi.Il Centro Antiviolenza fa parte della Rete Regionale TOSCA ed è supervisionato dal Centro Antiviolenza Frida Kahlo di San Miniato (PI) che fa parte della rete TOSCA e dell’ Associazione Nazionale D.i.Re (Donne in rete) che raccoglie 80 centri antiviolenza non istituzionali che affrontano il tema della violenza maschile sulle donne secondo l’ottica della differenza di genere.Le operatrici del Centro Antiviolenza sono specializzate sul tema della violenza e del maltrattamento su donne e minori. Tali competenze sono state acquisite attraverso una formazione iniziale, la continua supervisione, i corsi di aggiornamento e tramite l’esperienza diretta di ascolto, accoglienza e relazione con le donne che hanno contattato il Centro D.U.N.A.In data 31 dicembre 2014 l’associazione ha stipulato una convenzione con il Comune di Massa, convenzione a zero euro. Il Centro Antiviolenza non è mai stato finanziato dal Comune di Massa ma si basa solo sul lavoro delle volontarie e sui contributi derivanti da progetti realizzati e vinti dell’associazione stessa.In data 10 novembre 2016 è stata assegnata una struttura per la costituzione della casa rifugio in comodato d’uso gratuito, con a carico dell’associazione le spese dell’uso dei locali: utenze e condominio.L’appartamento consta di quattro camere da letto, di cui una, che può ospitare un nucleo familiare composto fino ad un massimo di tre persone, riservata alle donne residenti nel Comune di Massa. Onere del Comune è il pagamento di una retta giornaliera di 30 euro per ciascuna donna e ciascun minore. Rette che nonostante gli inserimenti effettuati a partire dal 1° gennaio di quest’anno non sono state ancora pagate e questo malgrado le spese siano già state sostenute dall'associazione A.R.PA. che pertanto ha dovuto autofinanziarsi.Le case rifugio per donne vittime di violenza di genere con o senza minori si differenziano da qualsiasi altra struttura di accoglienza in quanto non sono preposte alla mera protezione ma anche e soprattutto alla elaborazione insieme alla donna di un percorso individualizzato di fuoriuscita dalla violenza e di autonomia. La metodologia che le contraddistingue vede come aspetto centrale la volontà della donna e la sua autodeterminazione.
L'ospitalità presso la casa rifugio deve pertanto essere valutata dalle operatrici specializzate e deve essere condivisa e accettata consapevolmente dalla donna ospite.Requisiti indispensabili per l’inserimento in casa rifugio sono la volontà e la richiesta esplicita della donna di uscire dalla situazione di violenza e di maltrattamento in cui versa.
Il caso del mancato inserimento nella casa rifugio gestita dall’Associazione A.R.PA.. Nel caso di specie, le operatrici, dopo aver parlato con la signora e aver valutato la situazione, hanno ritenuto che non vi fossero i presupposti per procedere all'inserimento nella casa rifugio ad indirizzo segreto.Al fine di tutelare la sua incolumità psicofisica, stante la mancata assunzione di un provvedimento di allontanamento del figlio, si è comunque ritenuto necessario individuare una struttura idonea e rispondente ai bisogni della donna.
Le operatrici del centro antiviolenza si sono allontanate solo dopo essersi accertate che tale struttura fosse stata individuata dal Servizio Sociale competente.Si fa comunque presente che al momento della richiesta di inserimento da parte dei Servizi Sociali, la stanza che da convenzione siamo tenute a riservare alle donne residenti nel Comune di Massa, era già occupata da un nucleo familiare.Riteniamo indegna la campagna mediatica sollevata su questo caso che rischia oltretutto di mettere in pericolo la segretezza della struttura da noi gestita .Ci auguriamo che il tutto sia almeno servito a far sapere che sul territorio c’è un centro antiviolenza, al quale è possibile rivolgersi in completo anonimato, che ha aiutato e sostenuto oltre 200 donne sino ad oggi.
Al minuto 8.26 il servizio della nostra rettifica andato in onda al TG di Antenna 3 del 25/05/2017



Articolo de Il Tirreno del 26/05/2017



Contatti per la stampa
Dott.ssa Francesca Rivieri
+39 339 3601036
associarpa@gmail.com

giovedì 18 maggio 2017

TOSCANA PRIDE 2017

Anche per questo anno 2017 ARPA aderisce al Toscana Pride che si svolgerà il 27 Maggio ad Arezzo!

Il TOSCANA PRIDE nasce dal coordinamento regionale delle associazioni e dai gruppi organizzati che operano nello spazio LGBTIQA+ (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Intersessuali, Queer, Asessuali), al fine di promuoverne la piena cittadinanza. Il nostro intento è quello di trasformare l’indignazione, la paura e la rabbia per i soprusi e le discriminazioni in PARTECIPAZIONE ATTIVA e COSTRUTTIVA.
Come soggetti presenti concretamente sui territori, direttamente impegnati a rispondere ai molteplici bisogni delle persone LGBTIQA+, uniti in un coordinamento per rafforzare la nostra voce, rivendichiamo il ruolo di soggetto politico nel dialogo con le istituzioni, in merito alle politiche che incidono sulle nostre vite. 
TOSCANA PRIDE è un progetto regionale e per questo motivo itinerante, partito dal capoluogo (Firenze 2016) percorrerà la strada dei diritti toccando tutte le province e le differenti realtà geografiche della Toscana. 

Il 27 maggio sarà Arezzo ad ospitare l'evento finale 2017. Una “piccola città dall'anima antica”, conosciuta non solo per il proprio patrimonio artistico-culturale, ma anche per la profonda tradizione rurale e artigianale in cui è immersa, che negli ultimi anni ha visto inasprirsi atteggiamenti di chiusura e divisione, talvolta sfociati in dimostrazioni di vera e propria intolleranza. Toscana Pride ad Arezzo per portare l'arcobaleno in una realtà ancora molto chiusa e conservatrice, per portare sorrisi e abbracci laddove c'è timore e diffidenza ad accogliere le differenze, per unire tutta la cittadinanza in una strada che include chiunque, per ribadire che si può e si deve essere ciò che si è, senza paura e con orgoglio, anche nelle cittadine di provincia, nelle campagne o in montagna. 

Contesto 2017 

In Italia da nemmeno un anno è entrata in vigore la legge sulle Unioni Civili e la giurisprudenza continua ad emettere sentenze in difesa del preminente interesse del/della minore, sottolineando, in maniera stridente, il colpevole vuoto lasciato dalla politica in materia di tutela dei diritti delle bambine e dei bambini nati all’interno di famiglie omogenitoriali. La piena uguaglianza e dignità alle coppie dello stesso sesso non è ancora stata riconosciuta. 
Le iniziative di Enti Locali, Università e Istituti d'istruzione hanno prodotto piccoli grandi miglioramenti concreti e una parte dei media comincia, seppur lentamente, a diminuire la diffusione di un’immagine stereotipata dell’universo LGBTIQA+. 
Rispetto però a questi primi positivi mutamenti, anche secondo il rapporto 2016 di ILGA l’Italia è il paese dell’Europa occidentale che meno tutela i diritti umani delle persone omosessuali, bisessuali e trans e in cui maggiori sono le discriminazioni. 
Le iniziative di legge per il contrasto alla violenza omo-bi-transfobica sono bloccate e non prevedono nessuna efficace misura rispetto ai fenomeni del bullismo e dell'incitamento all'odio, in un contesto in cui quotidianamente assistiamo a fenomeni di propaganda violenta basata su menzogne e/o concetti privi di ogni base di realtà. Le spinte conservatrici in atto non riguardano solo l’Italia ma arrivano anche dal resto del mondo, dai movimenti nazional-populisti europei all’America di Trump, con il serio rischio che non vengano pienamente garantiti neppure diritti riconosciuti e dati per acquisiti, come l'interruzione volontaria della gravidanza, le pari opportunità di genere, la laicità dello stato e la democrazia.


giovedì 2 marzo 2017

#LottoMarzo a Massa!






LOTTO MARZO: SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE
SE LE NOSTRE VITE NON VALGONO
ALLORA SCIOPERIAMO!
A Massa come in moltissime città d’Italia e del mondo, il prossimo 8 marzo sarà l’occasione per riprenderci questa giornata di lotta: una giornata in cui sperimentare e praticare forme di blocco della produzione e della riproduzione sociale, reinventando lo sciopero come vera e propria pratica femminista contro forme di violenza, discriminazione e sfruttamento che viviamo quotidianamente, 24 ore al giorno, in ogni ambito della vita, che sia pubblico o privato.
Tutti gli appuntamenti della giornata a Massa:

ore 16.00 Stanze del Teatro Guglielmi
Iniziativa #LottoMarzo in collaborazione con CGIL, proiezione video, testimonianze e dibattito

ore 18.30 Hotel Excelsior
Convegno Obiettivo Donna organizzato da Soroptimist International Club di Apuania

ore 20.00 Cinema Multisala Splendor
Proiezione film Il diritto di contare, ingresso € 3,50 e raccolta fondi per il Centro Antiviolenza D.U.N.A.


Constatiamo ogni giorno quanto la violenza sia fenomeno strutturale delle nostre società, strumento di controllo delle nostre vite e quanto condizioni ogni ambito della nostra esistenza: in famiglia, al lavoro, a scuola, negli ospedali, in tribunale, sui giornali, per la strada… per questo il prossimo 8 marzo sarà uno sciopero in cui riaffermare la nostra forza a partire dalla nostra sottrazione: una giornata senza di noi. Ci fermiamo a dispetto di chi ci uccide per “troppo amore”, di chi, quando siamo vittime di stupro, processa prima le donne e i loro comportamenti; di chi “esporta democrazia” in nostro nome e poi alza muri tra noi e la nostra libertà. Di chi scrive leggi sui nostri corpi; di chi ci lascia morire di obiezione di coscienza. Di chi ci ricatta con le dimissioni in bianco perché abbiamo figli o forse li avremo; di chi ci offre stipendi comunque più bassi degli uomini a parità di mansioni…

Le forme tradizionali del lavoro e della lotta si combineranno con la trasformazione del lavoro contemporaneo – precario, intermittente, frammentato – e con il lavoro domestico e di cura, invisibile e quotidiano, ancora appannaggio quasi esclusivo delle donne, ancora sottopagato e gratuito. Sarà uno sciopero dai ruoli imposti dal genere in cui mettere in crisi un modello produttivo e sociale che, contemporaneamente, discrimina e mette a profitto le differenze.
A cento anni dall’8 marzo 1917, torneremo in strada in tutto il mondo, a protestare e a scioperare contro la guerra che ogni giorno subiamo sui nostri corpi: la violenza, fisica, psicologica, culturale, economica. Se le nostre vite non valgono, allora ci fermiamo!
Mutuiamo lo sciopero come pratica fondamentale per segnalare la nostra sottrazione da una società violenta nei confronti delle donne: per questo lo sciopero sarà articolato sulle 24 ore e riguarderà ogni nostra attività, produttiva e riproduttiva, ogni ambito, pubblico o privato, in cui discriminazione, sfruttamento e violenza su ognuna di noi si riaffermano. Se delle nostre vite si può disporre (fino a provocarne la morte) perché ritenute di poco valore, vi sfidiamo a vivere, produrre, organizzare le vostre vite senza di noi. Se le nostre vite non valgono, noi ci fermiamo.
Uno sciopero per ribaltare i rapporti di forza, per mettere al centro le nostre rivendicazioni, la necessità di trasformare relazioni, rapporti sociali e narrazioni. In casa, a scuola, sui luoghi di lavoro, nelle istituzioni.
#NonUnaDiMeno #LottoMarzo #SiamoMarea #ARPA #CAVDUNA

mercoledì 1 marzo 2017

Flash Mob "Verso #LottoMarzo" #ScioperiamoPerchè...




Sabato 4 Marzo alle ore 17.00 in Piazzetta Manfredi (sotto al Comune di Massa) Verso #LottoMarzo Flash Mob di sensibilizzazione ed informazione sullo Sciopero Globale delle Donne dell'8 Marzo 2017! Vestiti di nero, indossa qualcosa di fucsia ed unisciti a noi per dire "Se io non valgo, Non produco"!

#LottoMarzo #Scioperiamoperché:
➊ La risposta alla violenza è l’autonomia delle donne

Scioperiamo contro la trasformazione dei centri antiviolenza in servizi assistenziali. I centri sono e devono rimanere spazi laici ed autonomi di donne, luoghi femministi che attivano processi di trasformazione culturale per modificare le dinamiche strutturali da cui nascono la violenza maschile sulle donne e la violenza di genere. Rifiutiamo il cosiddetto Codice Rosa nella sua applicazione istituzionale e ogni intervento di tipo repressivo ed emergenziale. Pretendiamo che nell’elaborazione di ogni iniziativa di contrasto alla violenza vengano coinvolti attivamente i centri antiviolenza.

➋ Senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne

Scioperiamo perché vogliamo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul contro ogni forma di violenza maschile contro le donne, da quella psicologica a quella perpetrata sul web e sui social media fino alle molestie sessuali sui luoghi di lavoro. Pretendiamo che le donne abbiano rapidamente accesso alla giustizia, con misure di protezione immediata per tutte, con e senza figli, cittadine o straniere presenti in Italia. Vogliamo l’affidamento esclusivo alla madre quando il padre usa violenza. Vogliamo operatori ed operatrici del diritto formati perché le donne non siano rivittimizzate.

➌ Sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi

Scioperiamo perché vogliamo l’aborto libero, sicuro e gratuito e l’abolizione dell’obiezione di coscienza. Scioperiamo contro la violenza ostetrica, per il pieno accesso alla Ru486, con ricorso a 63 giorni e in day hospital. Scioperiamo contro lo stigma dell’aborto e rifiutiamo le sanzioni per le donne che abortiscono fuori dalle procedure previste per legge a causa dell’alto tasso di obiezione: perché ognun* possa esercitare la sua capacità di autodeterminarsi. Vogliamo superare il binarismo di genere, più autoformazione su contraccezione e malattie sessualmente trasmissibili, consultori aperti a esigenze e desideri di donne e soggettività LGBTQI, indipendentemente da condizioni materiali-fisiche, età e passaporto.

➍ Se le nostre vite non valgono, scioperiamo!

Scioperiamo per rivendicare un reddito di autodeterminazione, per uscire da relazioni violente, per resistere al ricatto della precarietà, perché non accettiamo che ogni momento della nostra vita sia messo al lavoro; un salario minimo europeo, perché non siamo più disposte ad accettare salari da fame, né che un’altra donna, spesso migrante, sia messa al lavoro nelle case e nella cura in cambio di sotto-salari e assenza di tutele; un welfare per tutte e tutti organizzato a partire dai bisogni delle donne, che ci liberi dall’obbligo di lavorare sempre di più e più intensamente per riprodurre le nostre vite.

➎ Vogliamo essere libere di muoverci e di restare. Contro ogni frontiera: permesso, asilo, diritti, cittadinanza e ius soli

Scioperiamo contro la violenza delle frontiere, dei Centri di detenzione, delle deportazioni che ostacolano la libertà delle migranti, contro il razzismo istituzionale che sostiene la divisione sessuale del lavoro. Sosteniamo le lotte delle migranti e di tutte le soggettività lgbtqi contro la gestione e il sistema securitario dell’accoglienza! Vogliamo un permesso di soggiorno incondizionato, svincolato da lavoro, studio e famiglia, l’asilo per tutte le migranti che hanno subito violenza, la cittadinanza per chiunque nasce o cresce in questo paese e per tutte le migranti e i migranti che ci vivono e lavorano da anni.

➏ Vogliamo distruggere la cultura della violenza attraverso la formazione

Scioperiamo affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, per rendere la scuola pubblica un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere. Non ci interessa una generica promozione delle pari opportunità, ma coltivare un sapere critico verso le relazioni di potere fra i generi e verso i modelli stereotipati di femminilità e maschilità. Scioperiamo contro il sistema educativo della “Buona Scuola” (legge 107) che distrugge la possibilità che la scuola sia un laboratorio di cittadinanza capace di educare persone libere, felici e autodeterminate.

➐ Vogliamo fare spazio ai femminismi

Scioperiamo perché la violenza ed il sessismo sono elementi strutturali della società che non risparmiano neanche i nostri spazi e collettività. Scioperiamo per costruire spazi politici e fisici transfemministi e antisessisti nei territori, in cui praticare resistenza e autogestione, spazi liberi dalle gerarchie di potere, dalla divisione sessuata del lavoro, dalle molestie. Costruiamo una cultura del consenso, in cui la gestione degli episodi di sessismo non sia responsabilità solo di alcune ma di tutt*, sperimentiamo modalità transfemministe di socialità, cura e relazione. Scioperiamo perché il femminismo non sia più un tema specifico, ma diventi una lettura complessiva dell’esistente.

➑ Rifiutiamo i linguaggi sessisti e misogini

Scioperiamo contro l’immaginario mediatico misogino, sessista, razzista, che discrimina lesbiche, gay e trans. Rovesciamo la rappresentazione delle donne che subiscono violenza come vittime compiacenti e passive e la rappresentazione dei nostri corpi come oggetti. Agiamo con ogni media e in ogni media per comunicare le nostre parole, i nostri volti, i nostri corpi ribelli, non stereotipati e ricchi di inauditi desideri.

Alcuni sindacati di base (Usi, Slai Cobas per il sindacato di Classe, Cobas, Confederazione dei Comitati di Base, Usb, Sial Cobas, Usi-Ait, Usb, Cobas, Sgb) e Cgil flc hanno proclamato per l’8 marzo lo sciopero generale di 24 ore.
Questo garantisce la copertura sindacale, indipendentemente dal fatto che si sia iscritte o meno a qualunque sindacato.
Per informazioni https://nonunadimeno.wordpress.com/

Oltre a scioperare nel tuo luogo di lavoro, rendi visbile lo sciopero riproduttivo:
● durante tutta la giornata vestiti di nero e fucsia
● sciopera dai lavori di cura, dal lavoro domestico, da tutte quelle attività che ogni giorno ti senti costretta a fare in quanto donne o in base al ruolo di genere in cui ti senti costretta.
● appendi al balcone la scritta "8 marzo Sciopero internazionale delle donne. Io sciopero" (o altro che ti viene in mente… spazio alla fantasia!).
https://nonunadimeno.wordpress.com/2017/02/18/8-punti-per-lottomarzo/
https://www.facebook.com/pg/nonunadimeno/videos/

venerdì 3 febbraio 2017

Perchè per noi l'ergastolo non serve!



Leggiamo su Repubblica che il 27 febbraio Fabrizia Giuliani, deputata PD, presenterà in aula una proposta di modifica al codice penale, come emendamento alla legge sul femminicidio, volta ad introdurre l'aggravante dell'ergastolo per chi uccida coniuge, ex coniuge, convivente o persona unita civilmente. Statisticamente parlando, si introdurrebbe l'ergastolo per il femminicida.

Già da anni sono state avanzate proposte di questo genere da rappresentanti di altre forze politiche, per cui non ce  ne voglia l'onorevole Giuliani se stavolta, in ordine di tempo, "tocca" a lei.

Tralasciando tutti i nostri dubbi di costituzionalità della pena a tempo indeterminato in generale (perchè sì, all'art. 27, comma 3 della Costituzione sulla finalità rieducativa della pena crediamo fermamente), da femministe ci dissociamo dalla proposta di legge in questione e chiediamo ben altro a questo Stato, che, oltre a prevedere sull'onda dell'emergenza e del giustizialismo più spicciolo pene esemplari in astratto, si dimentica troppo spesso di predisporre adeguati strumenti di tutela in concreto, anche e soprattutto nella fase antecedente ad un femminicidio.

Il solito problema, detto in maniera semplice: le leggi ci sono, basterebbe applicarle.

Prima di chiedere l'ergastolo, vorremmo che si applicasse pedissequamente ed effettivamente il sistema di misure cautelari e pene introdotto dalla legge sul femminicidio, sistema più aspro rispetto a quello previsto per l'omicidio non determinato dal genere. 
Non sempre una pena più alta è sinonimo di giustizia. Giustizia è, prima cosa tra tutte, applicazione della legge (nel nostro ordinamento giá esistente dal 2013) e certezza della pena.

Prima di chiedere l'ergastolo, azzarderemo sottolineando l'inadeguatezza nella prassi della misura dell'ammonimento del Questore, in caso di percosse e lesioni (per lo stalking era già stato introdotto nel 2009). L'ammonimento, come tutte/i sappiamo, è lo strumento amministrativo alternativo alla querela, con cui il Questore "richiama" il maltrattante. Ora, se fosse effettivamente uno strumento alternativo da utilizzare nei casi in cui la donna non sia ancora pronta per la querela, nulla da dire. Se, invece, nella pratica, si traduce nello strumento ordinario "per non procedere subito con le maniere forti nei confronti dell'uomo violento", è ben altra cosa. Allo stesso modo, se l'ammonimento fosse idoneo a raggiungere la finalità per cui è previsto, cioè far cessare la condotta persecutoria/maltrattante, nulla quaestio. Peccato che di fatto assistiamo, in molti casi, ad un atteggiamento "incattivito" e ad una violenza più grave da parte dell'autore del reato, soprattutto nei casi in cui egli conviva con la donna, che spesso sfocia nell'uccisione.

Prima di invocare l'ergastolo, ci piacerebbe che si sapesse che il femminicidio potrebbe essere evitato, prima che represso con il carcere perpetuo.
E che per evitarlo servono campagne di prevenzione e formazione.

Vorremmo che il Piano d'azione straordinario contro la violenza di genere venisse letteralmente attuato, anche nella sua finalità di (riportiamo testualmente) "garantire la formazione di tutte le professionalità che entrano in contatto con fatti di violenza di genere e di stalking". Nello specifico, vorremmo che la donna che subisce violenza non fosse più costretta a leggere nella sua querela "e alla fine l'uomo e la donna hanno fatto l'amore" piuttosto che "la donna è stata violentata", solo perché le Forze dell'ordine non sono adeguatamente formate sul fatto che la violenza sessuale esista anche in un rapporto di matrimonio.

Prima di chiedere l'ergastolo, vorremmo chiedere che bambini e bambine crescessero sapendo che non deve esistere alcuna pietà per una cultura che li vorrebbe incasellati in certi ruoli e stereotipi. E vorremmo che dal Parlamento uscissero leggi che prescrivano che questa crescita debba avvenire anche attraverso la formazione nelle scuole ad opera di operatrici ed operatori specializzati (senza necessariamente che una tale formazione venga additata come "teoria gender").

E siccome anche i Centri Antiviolenza sono essenziali luoghi di formazione e di prevenzione, vorremmo che venisse rispettato quanto promesso dalla legge sui fondi da destinare loro.

Chiediamo questo: sapere di aver tutelato il più possibile ed il prima possibile le donne che subiscono violenza di genere, ergastolo o non ergastolo.
E anche perché preferiamo, ora e sempre, prevenzione e cultura rispetto a provvedimenti repressivi di facciata che nulla risolvono a monte del problema.

Cristiana Sani
Operatrice Centro Antiviolenza D.U.N.A.
Associazione A.R.PA.

sabato 28 gennaio 2017

#8Marzo2017 Sciopero Internazionale delle Donne!

“Se le nostre vite non valgono, noi non produciamo”, questo lo slogan che, ancora una volta, ha avuto eco in tutto il mondo e da cui, Non Una Di Meno cerca ancora d’ispirarsi.


Uno sciopero delle donne, in Italia ha lo scopo non solo di sottolineare le condizioni pietose in cui verte il mondo del lavoro - Jobsact: precariato e voucher a tutto spiano - ma anche come queste leggi e meccanismi hanno acuito l’oppressione di genere. Con lo sdoganamento del lavoro a tempo strettamente determinato, trimestrale, precario e saltuario, la condizione delle donne si fa ancora più critica.
Le donne, che già prima del Jobsact percepivano circa il 30% dello stipendio in meno dei colleghi uomini – seppur a parità di mansione – si vedono ulteriormente sospinte verso la povertà grazie alla nuova riforma; ed essendo sempre più povere, per loro, uscire da eventuali situazioni di violenza e di abuso diventa ancora più complesso. La necessità di un reddito proprio, di aver accesso alle proprie finanze in modo indipendente da figure altre, la necessità di una abitazione diversa da quella del compagno, di avere un qualche sostentamento che permetta loro di fuggire e, in seguito, di mantenere i propri figli e figlie – sono orizzonti irraggiungibili in mancanza di un impiego stabile.
La mancanza di lavoro al di fuori della casa, porta le donne, inoltre a correre un ennesimo rischio: quello di essere impiegate a tempo pieno, invece, entro le mura domestiche, sopperendo a tutte quelle mancanze statali che dovrebbero essere soddisfatte attraverso un welfare. L’inaccessibilità alle professioni non solo relega le donne all’interno della casa ma rinforza, incoraggia e reitera gli stereotipi legati al genere, che vedono quel lavoro di cura della famiglia come qualcosa di naturale, di scontato, per cui le donne sarebbero ‘geneticamente’ portate.
Se parliamo, inoltre, di intersezionalità, noteremo automaticamente che questa condizione, già di per sé grave, peggiora ulteriormente in dipendenza dalle variabili etniche e di classe.
Fermando tutto, costringendo la produzione capitalistica ad un giorno d’arresto, vogliamo non solo riprenderci lo spazio - le strade, le piazze, e tutti i luoghi a noi preclusi -, non solo riprenderci il tempo - una giornata tutta, per intero -, ma soprattutto mostrare la forza e le conseguenze di quell’azione. Per un giorno le donne tutte non faranno ciò che ci si aspetta da loro, saranno assenti dai loro luoghi di lavoro e di studio, qualunque essi siano.
Così come è stato per lo sciopero dei migranti ‘Una Giornata Senza Di Noi’ del 2010, torna la formula dello sciopero: per rendere visibili persone invisibili pensiamo ad una serie di modalità di protesta, che vanno dall'astensione dal lavoro, allo sciopero bianco, allo sciopero degli acquisti all'adesione simbolica.
Il grande ostacolo consiste nel rendere possibile a tutte l’accesso alla manifestazione - perché non tutte hanno la possibilità di potersi assentare dal lavoro. Fortunatamente, lo sciopero delle donne è ancora tutto da costruire e sono diverse le ipotesi messe in campo.
Vogliamo redigere un tariffario delle prestazioni di genere che ci vengono richieste in quanto donne.
Vogliamo organizzare una notte bianca - aspettando lo sciopero dell’otto marzo - di donne etero, lesbiche, bisessuali, trans, femministe, così come si sta organizzando in Francia, a Marsiglia, dove si rivendicherà uno spazio, quello pubblico, che è normalmente - o forse esclusivamente - territorio degli uomini.
Vogliamo proclamare uno sciopero con le donne come protagoniste ma sostenuto da tutt* coloro che hanno supportato il percorso Non Una Di Meno e da tutt* coloro che si battono contro ogni tipo di oppressione di genere.
Vogliamo trovare soluzioni collettive come è avvenuto in Polonia in cui le normali attività compiute dalle donne e rientranti nel cosiddetto ‘lavoro di cura e di riproduzione’ sono state compiute da mariti, compagni, padri, fidanzati, fratelli, nonni.
Vogliamo venirci incontro perché tutte possano partecipare alla manifestazione attraverso pratiche di mutuo soccorso.
Tutto è ancora da scrivere, conservando quella coralità d’azione e di pensiero che ha già caratterizzato il nostro 26 novembre. L’8 marzo, rispondiamo ad una chiamata internazionale che ad oggi, già coinvolge ventiquattro paesi cercando di fare la nostra parte, rimanendo fedeli alle nostre intenzioni: essere libere, tutte, nessuna esclusa, non una di meno.
Pretendiamo molto, a partire da un otto marzo lontano dalla narrazione mainstream e istituzionale, che non veda le donne come figure da esaltare per un giorno soltanto – e da rinchiudere di nuovo il giorno successivo. Pretendiamo di essere protagoniste, di essere noi a dettare le nostre condizioni. Vogliamo riprenderci quella data, modificarne il contenuto e l’immaginario simbolico, vogliamo che sia non solo una giornata di lotta ma di conquista, per le donne e per tutte le soggettività oppresse"


III Compleanno CAV DUNA!

A.R.PA. ringrazia tutte le persone che ci hanno sostenute e che ci sono state vicine!













mercoledì 18 gennaio 2017

Terzo Compleanno Centro Antiviolenza D.U.N.A., martedì 24 Gennaio al Jack Rabbit!


Martedì 24 Vi aspettiamo per festeggiare il Terzo Compleanno del Centro Antiviolenza D.U.N.A. presso il Pub Jack Rabbit in Via Bastione 6 a Massa, 
alle ore 20.30 Cena con pizza di cui parte del ricavato andrà a sostenere il lavoro del Centro DUNA e alle ore 21.45 proiezione del film "TI DO I MIEI OCCHI" di Iciar Bellain




Il film affronta la complessità di un rapporto di coppia in cui la donna rimane per molti anni accanto al marito che la maltratta psicologicamente e fisicamente. La regista, dopo essersi ampiamente documentata sulla violenza maschile nella coppia, affronta le diverse sfaccettature inerenti al tema con grande sensibilità verso entrambi i protagonisti, pur senza sottrarsi alla denuncia di un profondissimo male.
Film vincitore di 7 Premi Goya 2004: miglior film, miglior regista, miglior attore protagonista (Luis Tosar), migliore attrice protagonista (Laia Marull), migliore attrice non protagonista (Candela Peña), miglior sceneggiatura originale e miglior sonoro.

Avrete l'opportunità di conoscere le operatrici del Centro DUNA, il nostro lavoro, chiederci informazioni e sostenerci!

A.R.PA. ringrazia il Pub Jack Rabbit che ci ospita e supporta!

Evento FB: Terzo Compleanno Centro Antiviolenza DUNA