sabato 14 settembre 2019

La mia parola contro la sua. La Giudice Paola Di Nicola a Massa.

Siamo orgogliose di avere con noi la Giudice Paola Di Nicola venerdì 11 ottobre per la presentazione del suo libro "La mia parola contro la sua".

Interverranno la PM Alessandra Conforti e la nostra Avvocata Laura Del Mancino.

Il Tribunale non è un luogo separato dalla realtà culturale e sociale in cui opera, ma è la sua ulteriore ed ennesima rappresentazione. Da questo consegue che se nel contesto in cui vivono e lavorano i giudici, le forze dell’ordine, gli avvocati, i testimoni, le vittime e gli imputati esistono pregiudizi e stereotipi nei confronti delle donne, a partire da quello più diffuso secondo cui le donne sono esagerate ed isteriche, questi entreranno inevitabilmente anche nell’aula di giustizia, si replicheranno e rischieranno di ridimensionare il racconto di chi ha subito violenza maschile.D’altra parte il contesto sociale e culturale, a livello planetario, ha sempre tollerato la violenza maschile contro le donne. Pensiamo alla naturalità con cui ogni donna subisce molestie sull’autobus o in discoteca, barzellette sessiste a scuola, battute mortificanti sul proprio genere nei luoghi di lavoro, fino a vere e proprie violenze. Sono atti ovviamente ben diversi gli uni dagli altri, ma diffusissimi e quotidiani e tutti volti a ridimensionare e ridicolizzare il genere femminile. Tutto avviene in gran parte senza generare alcuna reazione e questo chi abusa lo sa. Ce lo dice l’ISTAT: il 93% delle donne che subiscono violenza non denuncia. Se reagiamo invece tutto intorno a noi ci dice che forse non abbiamo capito lo scherzo, che siamo esagerate. E noi alla fine arriviamo a pensare che forse è proprio così, ce ne convinciamo e taciamo. Da qui inizia il pregiudizio che entra nelle aule di giustizia nei pochissimi casi in cui si rompe il proprio silenzio. (Paola Di Nicola)
Vi aspettiamo numerose e numerosi.



venerdì 5 luglio 2019

La diversità è oro! Le sorelle disobbedienti.

Ieri sera all'iniziativa
"Senza giacca e cravatta. La diversità è oro"
organizzata dal movimento nato un anno fa a seguito dell'insulto scritto sul muro della Libreria Ali di Carta dei fratelli Niccolai in Piazza Aranci, come ARPA abbiamo portato il nostro contributo attraverso un racconto creato da Ilaria Tarabella:

Le sorelle disobbedienti

C'erano una volta e ci sono ancora donne sorelle figlie della madre terra che hanno creato in anni di raccolta di saperi, sacrifici e impegno un luogo per altre sorelle. Un luogo dove esprimere ogni tipo di abuso e sopruso, un luogo di donne per le donne, uno spazio di libertà.
C'era una volta e c'è ancora un grande e potente mostro in giacca e cravatta, il Pater Archon, che cerca in tutti i modi di mangiare tutte le sorelle che disobbediscono al suo volere, che si ribellano alla sottomissione e che creano luoghi per sostenere altre sorelle disobbedienti.
Un giorno le sorelle, che credono fortemente nella forza delle donne, studiano un piano affinché il mostro Pater Archon venga sconfitto.
Chiamano a raccolta tutte e tutti coloro che sono ritenute e ritenuti disobbedienti, tutte e tutti coloro a cui sono state mangiate le persone più care, tutte e tutti coloro che vengono man mano aggiunti alla lista del mostro come ribelli, difformi, non naturali, senza giacca e cravatta. Una volta arrivate tutte le persone convocate decidono che è giunta l'ora di creare un potente antidoto al Pater Archon, e tutte e tutti gridarono insieme frasi di giubilo e di incitamento. Cominciano diversi scambi di opinione, chi pensa ad un'arma, chi pensa ad un veleno, chi pensa ad un virus, chi pensa all'impiccagione usando la tanto amata cravatta del mostro, ma le sorelle sorridenti dicono: "possiamo scegliere e siamo libere di farlo, in base a ciò che conosciamo, possiamo decidere di indossare giacca e cravatta e usare le stesse identiche modalità del mostro, oppure possiamo decidere e scegliere un nostro modo, diverso, antico quanto nuovo!"
La decisione è presa, si tratta di iniziare a costruire ciò che sarà in grado di abbattere il mostro, ha forma, ha vita, ha cuore, ha abiti comodi o succinti, è libera, essa è Sofia, essa è sapienza, essa è conoscenza, essa abbatterà il mostro.
La storia fine non ha perché tutto deve ancora compiersi, la strada è lunga, ma le sorelle sono tante e soprattutto libere, indecorose e  immortali.

lunedì 8 aprile 2019

Chiediamo il ritiro dell'Accordo tra Regione Toscana e Forum delle associazioni per i diritti della famiglia #Save194 #AutodeterminazioneDelleDonne


Lettera al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi

I quattordici centri antiviolenza che costituiscono il ​Coordinamento Tosca intendono con la presente esprimerle la loro grande preoccupazione rispetto ai contenuti dell’Accordo di collaborazione recentemente sottoscritto tra la Regione Toscana- Aziende Sanitarie AUSL Toscana Centro, AUSL Nord Ovest, AUSL Sud-Est e il Forum toscano per i diritti della famiglia. 

L’Accordo finanziato dalla Regione Toscana (art.4 all. DGR 1886/2017) interessa aree di intervento specifiche dei consultori del servizio pubblico e prevede una collaborazione per la progettazione e realizzazione di azioni e iniziative con la rete di servizio e sostegno del Forum.
Il “Forum toscano per i diritti alla famiglia” è dichiaratamente antiabortista e nel suo sito web sono espresse posizioni che contrastano con il principio di laicità dello Stato, mettono in discussione l’autodeterminazione della donna e promuovono una visione della famiglia tradizionale, formata unicamente da una coppia uomo-donna e figli con la donna relegata ad un ruolo prevalentemente materno e domestico.
Ci ha meravigliato che la Regione Toscana, da sempre attenta al rispetto e alla promozione dei diritti delle donne e di tutte le diversità, abbia approvato un siffatto accordo. 

In particolare poniamo l’attenzione sui seguenti aspetti dell’Accordo:
​-- area socio educativa: le azioni dell’Accordo riguardano la promozione del benessere psico-fisico dei ragazzi e delle ragazze preadolescenti nella fase di maturazione affettiva e sessuale in collaborazione con la scuola e i genitori.
Tale azione di lavoro con i ragazzi e le ragazze ha un’importanza fondamentale sul piano della prevenzione per la costruzione di modelli non stereotipati del maschile e del femminile che possono incidere sul piano culturale nel cambiamento dei rapporti uomo/donna anche a contrasto della violenza di genere e delle discriminazioni.
Su questa azione ci aspettavamo collaborazioni con i centri antiviolenza che da anni sono impegnati sul territorio regionale e nazionale a contrastare il fenomeno della violenza alle donne e ai loro figli, collaborazioni volte a creare sinergie tra soggetti del pubblico e del privato con l’obiettivo di dare vita a percorsi strutturati a partire dalle scuole.
-- area socio-sanitaria: ​in quest’area,​estesa anche al percorso nascita e IVG (interruzione volontaria della gravidanza), riaffermiamo il diritto all’autodeterminazione di ciascuna donna nel decidere la propria maternità e che tale diritto debba essere garantito nella sua applicazione secondo la legge 22/5/78 n. 194 e nel percorso consultoriale anche con l’applicazione dell’aborto farmacologico e l’accesso alla contraccezione gratuita.
Ci saremmo aspettate un aumento di finanziamenti per la contraccezione gratuita e per il potenziamento della rete consultoriale non certo finanziamenti a chi ostacola la contraccezione e la libera scelta delle donne .
Ci chiediamo quali siano gli strumenti di controllo che si intende mettere in atto a garanzia della privacy e riservatezza delle donne, dell’effettiva applicazione della legge n.194, della chiarezza metodologica dell’accoglienza e della presa in carico, nonché quali siano il ruolo e le funzioni del Forum nelle reti territoriali.
In particolare per quanto attiene l’accoglienza nei consultori di donne vittime di violenza, di cui l’Accordo non fa cenno, esprimiamo la nostra contrarietà all’applicazione di interventi di mediazione come peraltro ribadito dalla Convenzione di Istanbul ratificata dal nostro paese.
Sottolineiamo l’importanza che i consultori possono avere nel rilevare situazioni di violenza contro le donne durante la gravidanza e auspichiamo maggiori collaborazioni con i centri antiviolenza definendo modalità e percorsi condivisi per la presa in carico. 

Pertanto Le chiediamo il ritiro dell’Accordo sottoscritto con il “Forum toscano delle associazioni per i diritti della famiglia” e un incontro per approfondire la tematica. 

Grazie per la Sua disponibilità
Coordinamento Centri Antiviolenza Toscani - TOSCA 

Associazione “Donne Insieme Valdelsa”- Colle Val d ‘Elsa
Associazione “Pronto Donna” - Arezzo
Associazione “Artemisia” - Firenze
Associazione “Luna”- Lucca
Associazione “365giornialfemminile”- Montecatini
Associazione “Amica donna” – Montepulciano
Associazione “Casa della donna” – Pisa
Associazione “Donna chiama donna” – Siena
Associazione “ Arpa” – Massa
Alice cooperativa sociale-centro “La Nara”- Prato
Associazione “Frida”- San Miniato 
Associazione “ L’una per l’altra” – Viareggio
Associazione “ Olympia de Gouges" - Grosseto - Orbetello

Donne e Resistenze

Comunicato stampa: Donne e Resistenze.

“L’unica volta che mi misi del rossetto fu per mettere una bomba“ Teresa Mattei "Partigiana Chicchi"

Sabato 13 Aprile dalle ore 14.00 presso il Parco dei Quercioli, Massa, la Rete Antisessista organizza "Donne e Resistenze" immagini e parole per ricordare le Partigiane della Liberazione dal Fascismo e tutte le donne combattenti di ieri e di oggi.
Il contributo dato dalle donne alla Resistenza è stato fondamentale, ma finita la guerra è stato in gran parte sottovalutato e taciuto. L'Italia fu liberata, ma le donne no. Staffette, combattenti, fattorine, infermiere, ricercatrici di denaro e cibo. 35mila partigiane combattenti, 20mila patriote (donne che non presero le armi ma collaborarono con la Resistenza), decine di migliaia di aderenti ai GDD (Gruppi di Difesa della Donna).
Tra le donne vi furono 623 morte in combattimento, 1500 deportate nei lager, 4500 arrestate e spesso torturate e violentate.
“Cogli uomini sfilarono le partigiane, in abiti maschili, e qui qualcuno tra la gente cominciò a mormorare – Ah, povera Italia!”, perché queste ragazze avevano delle facce e un’andatura che i cittadini presero tutti a strizzar l’occhio. I comandanti, che su questo punto non si facevano illusioni, alla vigilia della calata avevano dato ordine che le partigiane restassero assolutamente sulle colline, ma quelle li avevano mandati a farsi fottere e s’erano scaraventate in citta” (Fenoglio, “I ventitrè giorni della città di Alba”)
Nell'ultimo punto del Programma dei Gruppi di difesa della donna e per l’assistenza ai combattenti della Libertà si legge:"Le donne di ogni fede religiosa, tendenza politica, donne senza partito chiedono la possibilità di accedere a qualsiasi impiego. Unico criterio: il merito."
Richiesta tristemente disattesa, ci vorrà un’altra generazione prima che emerga nuovamente la voce delle donne.

Ancora oggi le donne combattono per i loro diritti, contro guerre e sopraffazioni, contro un patriarcato che le vorrebbe relegare ancora una volta tra le mura domestiche.
Con questa iniziativa le vogliamo omaggiare tutte, senza di loro non ci saremmo noi oggi.

#ReteAntisessistaMs #ARPA #DonneResistenti

Evento Fb:  Donne e Resistenze 
















giovedì 4 aprile 2019

Ciò che non si nomina non esiste!

Comunicato stampa in merito all'emendamento passato ieri nella Commissione Affari Istituzionali del Comune di Massa.

Ciò che non si nomina non esiste.


Occuparsi di linguaggio di genere non significa concentrarsi su un aspetto formale della lingua italiana. La lingua infatti non è solo uno strumento di comunicazione ma riflette ed esplicita identità e valori della società che la utilizza e, allo stesso tempo, influenza il modo di pensare, interpretare e definire la realtà.
Dietro forme ed espressioni linguistiche di uso comune spesso si celano stereotipi e pregiudizi sociali, culturali e sessuali che, nell’uso della lingua, sono trasmessi spesso in maniera inconsapevole.
Di conseguenza la prevalenza del genere maschile nella lingua italiana riflette l’effettiva asimmetria di potere esistente nella nostra società. La declinazione al maschile della maggioranza delle professioni, dei ruoli lavorativi e degli incarichi pubblici è dovuta, infatti, alle limitazioni relative alla possibilità di intraprendere alcune carriere professionali o di assumere cariche pubbliche di un certo rilievo da parte delle donne.
Per garantire pari opportunità occorre, invece, riconoscere e valorizzare le differenze di genere. Al linguaggio viene quindi riconosciuto un ruolo strategico per dare riconoscimento e dignità alle donne e ai ruoli che esse ricoprono e per poter proseguire sulla strada dei diritti e dei mutamenti culturali.
Occorre un cambio di passo verso il rinnovamento della lingua e della cultura, in questo senso gli Enti pubblici possono svolgere un ruolo propulsivo molto importante.
Capirete quindi lo sconforto nell'apprendere la notizia che ieri in Commissione Affari Istituzionali, sulla stesura del nuovo regolamento del Consiglio Comunale, è passato un emendamento votato dalla maggioranza e rifiutato dalla minoranza per togliere il linguaggio di genere dal suddetto regolamento.
È una questione culturale prima ancora che linguistica ed è chiaro che la cancellazione della metà del genere umano da un documento ufficiale sia un atto simbolico che ancora una volta discrimina ed esclude le donne. Chiediamo che l' Assessora Zanti con delega alle pari opportunità e il Sindaco come garante dei diritti di tutte e tutti cittadine/i rifiutino a gran voce questa proposta che ci riporta indietro di anni. 


Le donne dell'Associazione ARPA


lunedì 1 aprile 2019

Siamo marea! #Verona #30M2019

Sabato 30 marzo la Rete Antisessista MS è partita per Verona con un pullman organizzato dalla Cgil e data la continua richiesta di posti, molte e molti si sono organizzati/e con macchinate e/o pulmini, in partenza da Massa Carrara, per un'Italia laica e libera dagli integralismi.
A Verona, infatti, il 29/30/31 marzo si è tenuto il Wcf ( World Congress of Families), ovvero il congresso mondiale delle famiglie, che ha visto la partecipazione di esponenti di diversi paesi europei ed extraeuropei con posizioni oscurantiste e pericolose, paesi dove l’omosessualità è reato o viene perseguita, dove l’aborto è illegale o dove vengono sistematicamente presentati progetti di legge per renderlo tale. Non sono mancati ministri del nostro governo come Fontana, già conosciuto per le sue posizioni antiabortiste ed omofobe, Bossetti ministro dell'istruzione, Salvini e il senatore Pillon "padre" del ddl che mette a rischio l'incolumità di donne e minori, nonché cerca di osteggiare il divorzio.
I gruppi e gli individui che si identificano con l’agenda ideologica del WCF sono per la “famiglia tradizionale” (cioè patriarcale ed eterosessuale), contro l’aborto e i diritti riproduttivi, contro i matrimoni gay e i diritti LGBTQI, contro il divorzio, gli studi di genere e l’immigrazione.
Nel 2014, il Southern Poverty Law Center (organizzazione USA senza fini di lucro, impegnata nella tutela dei diritti delle persone) ha incluso il Congresso Mondiale delle Famiglie nella lista dei gruppi d’odio. Il WCF, hanno scritto, «promuove una visione rigida della famiglia, basata esclusivamente sul matrimonio di un uomo eterosessuale con una donna eterosessuale e i loro figli biologici […]. Strettamente connessa a questa ideologia è un’aderenza a rigidi ruoli di genere binari, in cui gli uomini sono i capi della famiglia e le donne le loro aiutanti e le fattrici dei loro figli».
Il 30 quindi da Massa Carrara, come da tutta Italia, abbiamo risposto numerose e numerosi alla chiamata del movimento Non Una Di Meno e ci siamo ritrovate/i in piazza a Verona in un corteo, concretizzazione di una grande rete, fondamentale per parlare un linguaggio forte e corale, che sia in grado di contrastare i violenti e i reiterati attacchi alla libertà di donne e uomini. In particolare ai diritti conquistati negli anni passati dalle battaglie democratiche del movimento delle donne per la laicità dello Stato e per affermare nella società italiana i temi dell'autodeterminazione, dei diritti e della libertà.
























lunedì 11 marzo 2019

Quando il lavoro è donna!

Venerdì 15 a Palazzo Ducale, Sala della Resistenza, Massa, si parlerà di lavoro, cultura, comunicazione e linguaggio di genere. 

Perchè ciò che non si nomina non esiste!
Perchè a Massa Carrara il differenziale retributivo tra uomo e donna è del 32% !
Perchè ancor oggi si fa fatica a declinare al femminile professioni che fino ad una manciata di anni fa erano ad appannaggio esclusivo maschile!
Perchè le resistenze culturali su questi temi sono ancora troppe!
Perchè la rivoluzione sarà femminista o non sarà!




giovedì 28 febbraio 2019

LOTTO SEMPRE! #StatoDiAgitazionePermanente





L’8 marzo noi scioperiamo! Interrompiamo ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita.
Nella piazza del Teatro Guglielmi di Massa alle ore 17.00 . Unit* per spezzare schemi e ruoli di genere imposti dal patriarcato, con tavoli tematici e una passeggiata femminista che coinvolga tutta la città.
>>>Partecipa<<<
Verso Lotto Marzo sabato 2 marzo dalle 15.30 ci troviamo sotto al comune per creare cartelli e striscioni per la passeggiata femminista di Venerdì
Condividi la tua esperienza di Lotta sui social con gli hashtag #Lottomarzo #ReteAntisessistaMS #ScioperoFemminista

Il 7 Marzo alle ore 21:00 saremo invece presenti all'iniziativa all'Arci AGoGo ad Aulla dedicata al tema DONNE E LIBERTA' con la presentazione del libro di Marco Rovelli "Il tempo delle Ciliegie" .






Il 6 Marzo alle ore 17:00 siamo invitate all'iniziativa della CNA  Massa Carrara "Il salone delle Start-UP Rosa", presso la SebiGroup in Viale Zaccagna, 2 a Carrara. Storie di donne, mamme e figlie che non si sono arrese e hanno dato corpo e gambe alle loro idee imprenditoriali conciliando famiglia, lavoro e sogni.

Dal 5 al 9 Marzo passate anche solo per un piccolo trattamento dalla parrucchiera Simona "Hair Visi" in Piazza Istria, Romagnano, Massa. Sosterrete così anche il Centro Antiviolenza DUNA. Ringraziamo di cuore Simona per la preziosa iniziativa







martedì 19 febbraio 2019

Una risata CI seppellirà!




Dopo la messa in onda sono arrivate critiche da più parti, soprattutto da parte di molte donne sensibili alle tematiche di genere, poiché -da ciò che si evince guardando il video- all’interno della famiglia Insigne-Darone si consuma una situazione di assoluta disparità fra i coniugi, e probabilmente molto di più.
Perciò, che cosa decide di fare Sebastian Gazzarrini (giornalista de Le Iene), una volta preso contatto con Genny, sua complice nello scherzo?
Capirà la probabile richiesta di aiuto e se ne farà carico? Renderà pubblico il malessere della donna affinché non si senta più sola? Analizzerà il problema in modo che anche il marito possa - nel magico mondo dei mini pony - rendersi conto di cosa provi questa donna a causa sua e magari guardarsi con occhi esterni (m a g a r i)?
Macché! Ma a chi interessano queste cose noiosissime... 
Gli ideatori dello scherzo decidono di ribaltare una situazione di violenza di genere dandola in pasto al grande pubblico, come? Con una sorta di sit-com in stile “Casa Vianello”, con tanto di risate fuori
campo a corredo di ogni azione esagerata e/o del tutto violenta.
Ma attenzione perché non finisce qui, riescono in un qualcosa di ancora più sottile:
Spostare lo sguardo dal marito sessista, alla tematica della “giustificata gelosia” e del “e fattela ‘na risata!”. Con un colpo di coda, fanno passare Genny dalla parte del torto, o quantomeno, a causa delle gag da Bagaglino, la rendono attaccabile. Il che porta gli spettatori ad empatizzare con un Insigne in preda agli ardori della gelosia più martellante (lo vediamo sudare e con il cuore a mille, povero...).
Una situazione talmente surreale da farci dimenticare il passaggio fondamentale e forse più raggelante nel racconto della donna: Le lacrime di Genny mentre, nel primo minuto, racconta in camera come è costretta a vivere a causa della possessività e “gelosia” del marito. Moglie devota e madre chioccia ma, a quanto traspare, non donna libera.
Eh già, perché Genny non può nemmeno permettersi di pubblicare un "buongiornissimo" qualunque su Facebook, né mettere una foto della colazione su Instagram, poiché il marito glielo vieta, “digli che tuo marito non vuole” dirà a più riprese nel video, con tanto di controllo costante e perpetuo del telefonino della compagna.
Pare, mettendo insieme i pochi frammenti di vita coniugale mostrati, che la donna esca solo ed esclusivamente per recarsi in palestra: luogo ameno e congeniale al calciatore che non deve chiedere mai e che, di tanto in tanto, dovrà “portare” il suo bel trofeo fuori all’aria aperta. E mica possiamo fare brutta figura accanto ad una donna un po’ sgualcita nel fisico (tanto dell’anima chissene...)? Giusto che si mantenga in forma ogni giorno, soprattutto con 2 figli, ma occhio agli sguardi altrui!! “Di te mi fido, degli uomini no...” Ripetuto tipo mantra dal buon Insigne.
In un periodo storico dove i femminicidi sono all’ordine del giorno, Le Iene ci mostrano un siparietto squallido, risate fuori campo sulla pelle di una donna che forse voleva soltanto essere capita e che si ritrova, suo malgrado, ad essere vittima di una macchina mediatica che sempre colpevolizza la donna, dietro il paravento di uno scherzo troppo fastidioso per chiunque; teatrino di mancanze di rispetto da parte di entrambi, difatti vediamo Genny che per goliardica complicità accetta mazzi di fiori da spasimanti bietoloni, chiamate a mezzanotte, offerte di lavoro dubbie e sessiste.
E’ a questo punto dell’analisi che ci domandiamo:

Perché non si è scelto semplicemente di mostrare la normalità, magari pure un po’
scherzosa, della famiglia Insigne Darone? 
Perché signori delle Iene non avete provato a proporre alla donna un lavoro qualunque, oppure ok, un lavoro da attrice (sempre per scherzo s’intende) ma privo di situazioni alla Benny Hill? 
Senza registi petulanti e con la bava alla bocca?
Credete forse che il risultato sarebbe stato molto diverso? 
Che gli scappellotti sarebbero stati mitigati ed il divano più caldo e accogliente? 
Che i bambini non avrebbero abbracciato la madre o proposto una camomilla al padre?
E gli insulti si sarebbero per caso tramutati in elogi all'indipendenza della compagna?
Pensate che i semi germogliati della violenza, del sessismo, del maschilismo becero, sarebbero di colpo marciti con una situazione meno ridicola e squallida?
O semplicemente questo non era il vostro gioco, perché di questo si trattava, di un giochetto: ma a danno e a favore di chi?
Probabilmente chi si occupa di violenza di genere, o chi naturalmente ha buon senso per comprendere certe dinamiche, una risposta ce l’ha già.
Quella stessa risposta che vigliaccamente avete tolto al popolo italiano, mostrando atteggiamenti che risultano fastidiosi all'interno di una coppia di persone che si presume si amino e rispettino (salvo diversi accordi di libertinaggio fra i partner), dando così voce alle esternazioni più troglodite e superficiali.
La “rivincita” di Genny, di cui Gazzarrini accenna nel presentare lo scherzo, è solamente un fendente che va a ferire e rivittimizzare sempre la stessa parte, per la quale probabilmente le cose non cambieranno, nella migliore delle ipotesi resteranno tali e quali.
Nonostante il vostro finale rosa fatto di baci, abbracci, risate e finta commozione.

Il senso voyeuristico e la noia portano davvero a ridere della violenza?

Vogliamo ringraziarvi a nome di tutte le donne e dirvi:
Per favore, continuate a farci ridere così… Una risata ci seppellirà!


di Giulia Lazzarotti