sabato 3 dicembre 2011

La crisi c'è ed è soprattutto dentro di noi!

Oggi è una giornata particolare, sarà perchè piove, sarà perchè scopri che non c'è mai fine al peggio, sarà perchè c'è crisi!
Lavori con le donne, lavori per le donne....e "se non le donne chi?", dice lo slogan del comitato promotore SNOQ per la manifestazione dell'11 dicembre 2011 a Roma!
Ma forse il problema è che la crisi non è solo quella che sentiamo sulla pelle perchè precarie nella vita e nel lavoro o politica, o economica di cui leggiamo tutti i giorni, ma è anche e soprattutto una profonda crisi interiore, di rapporti, con se stesse/i e con le/gli altre/i!
Non ho mai vissuto prima di ora un periodo di così intensa aggressitività delle/gli une/i contro le/gli altre/i, del tutte/i contro tutte/i, è agghiacciante...
la mia impressione è che a causa di personalissime frustrazioni, certamente dovute anche al momento infelice, ma proprio perchè infelice abusato come "sfogatoio", si vanno ingaggiando battaglie fini a se stesse.
Nell'ultimo periodo ci sono state tante, troppe "uscite" infelici, non ultimo l'articolo pubblicato su Libero "Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli" già a lungo dibattuto e che allora ci trova tutte unite nel dissenso generale.
Poi appena finita la battaglia del momento ecco che si ritorna all"Eva contro Eva", perchè se esiste il problema di rapporti tra uomini e donne, uomini e uomini, esiste ovviamente anche quello fra donne e donne. E fin qui niente di nuovo! Ma come dice Renata Puleo nelle Riflessioni  Sistemiche (n.4 del maggio 2011) "Donne, potere e conflitto fra donne":

"Ciò che mi pare sia stato sottaciuto, poco pensato nella sua specificità, è il sentimento dell’invidia femminile. Esso rappresenta un correlato del discorso sul potere, perché parla di qualcuna che ha e può e qualcun’altra che non ha, o presume non avere e non potere sulla scena mondana. Non mi riferisco all’invidia così come è entrata nel canone del sapere psicoanalitico, con una lettura spesso poco problematica dei lavori di Melanie Klein. Penso a qualcosa che di quel nucleo di elaborazione è tributario, ma in maniera bastarda, priva di status autorevole, per il lato più oscuro delle esperienze femminili: il fallo esibito da alcune donne con altre donne, il nutrimento intellettuale elargito senza cura e senza riconoscimento del desiderio dell’altra. Dunque in poca libertà, ancora insoggezione alle forme del maschile. Forse, dire che l’invidia non è stata pensata è ingeneroso verso alcune tracce di un percorso intellettuale in tal senso pure intrapreso,ma rimasto (a caso?) di nicchia, elaborazioni che sono un po’ come sintomi di un lavoro simbolico non finito (in-finito?), che si muove nella zona di limite in cui si confrontano le donne che hanno conquistato qualcosa e coloro che non lo hanno fatto, potuto, o voluto."

Anche Elena Pulcini approfondisce l'invidia femminile nel suo libro: "Invidia. La passione triste"


L’invidia femminile è pervasiva e onnipresente, coglie ogni pretesto per posare sull’altra il proprio sguardo maligno, e tende a moltiplicarsi, riconfermando la sua sostanziale indifferenza all’oggetto, e finendo per investire non solo quella singola donna, ma le donne in generale (…). E allora? Che ne è delle conquiste del femminismo e di quella solidarietà in cui abbiamo intensamente creduto? (…). Il potere è ancora il nostro spettro da esorcizzare. E’ ciò che fortemente vorremmo (perché non l’abbiamo mai avuto!), ma è anche ciò che ci fa sentire in colpa e che non riusciamo mai completamente ad assolvere e legittimare. Cosicché finiamo vittime di una schizofrenia tra identificazione e mimesi al maschile da un lato e negazione e rifiuto del potere dall’altro

Ecco descritto, nelle ultime righe, l’Impossibile della condizione femminile all’interno di un simbolico pensato e strutturato a misura d’uomo.

Per questo penso, anzi sono convinta, che la crisi sia soprattutto quella radicata dentro di noi...dobbiamo lavorare al suo superamento attraverso la solidarietà e la forza che ci contraddistingue proprio perchè donne!

I.T.

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