venerdì 28 novembre 2014

Comunicato della Presidente della Commissione Regionale Pari Opportunità della Toscana


La Presidente della Commissione regionale Pari Opportunità della Toscana, Rossella Pettinati, ha inviato a noi e alla stampa regionale questo comunicato in solidarietà ai fatti accaduti alla nostra responsabile della comunicazione Centro Antiviolenza D.U.N.A., Francesca Rivieri, firmato anche dal Presidente della Commissione Donna per le Pari Opportunità del Comune di Carrara, Alessandro Bandoni. 

A.R.PA. ringraziando entrambe lo pubblica con grande piacere.

Pochi giorni fa una rivista on-line di Massa Carrara decide di intervistare la responsabile comunicazione del locale Centro Antiviolenza D.U.N.A, l’oggetto è “il linguaggio sessista nella pubblicità”. L’intervistata è la dott.ssa Francesca Rivieri, responsabile comunicazione e operatrice di Donne Unite nell'Antiviolenza di Massa ed è anche formatrice nelle scuole medie e superiori della Toscana.
L’intervista viene pubblicata con il seguente titolo: “Per Francesca Rivieri in Italia non esiste parità tra uomo e donna: che vada a fare una gita-premio nel califfato dell’Isis così si accorge della differenza…”.
Un titolo che non si comprenderebbe se non scorrendo il commento del direttore della rivista che chiude il pezzo.  In pratica una farneticazione tesa a mettere in ridicolo l’intervistata in relazione ai concetti  espressi, utilizzando un tono particolarmente aggressivo e violento. Più di tutto al direttore “brucia” che la dottoressa Rivieri abbia potuto adombrare l’opportunità che sul tema si possano, magari, fare attività di formazione rivolte proprio a coloro che la comunicazione la fanno, appunto i giornalisti.
“La dottoressa Francesca Rivieri accusa la società italiana di essere maschilista e sessista. Alla parola ministro preferisce minestra, pardon ministra e viene a predicarci come si deve fare informazione. Se lo faccia da sé, allora, un giornale”. Ed ancora  “E lei, adesso, pretende di venire ad insegnare a noi come si fa informazione corretta, addirittura organizzando corsi? Ma lasci perdere e lasci, soprattutto, fare il mestiere di giornalista a chi ha gli attributi per metterci sempre la faccia”… Per non citare che alcune perle!
L’atteggiamento del direttore in questione è sicuramente un caso isolato, almeno in quanto a violenza verbale. Un comportamento comunque che riteniamo debba essere condannato e per quanto possibile contrastato.
Mentre esprimiamo a Francesca tutta la nostra solidarietà, abbiamo ritenuto di segnalare l’accaduto all’ordine dei giornalisti cui il direttore è iscritto. Non ci pare si debbano far passare sotto silenzio comportamenti così scorretti e gravi.
Vogliamo rivolgerci a chi si occupa di informazione proprio perché i messaggi sono importanti. Il dominio culturale di media, spesso non attenti alla dignità delle donne, contribuisce pericolosamente a creare uno stereotipo di donna lontana dalla realtà, una immagine del femminile che, spacciata per spregiudicata e libera, offende il principio elementare del rispetto e nasconde la crescita professionale, civile e culturale delle donne. C’è qualcosa che non va nello scarto che avvertiamo tra il valore di milioni di donne italiane e la “credibilità” di un paese che esprime tanta arretratezza in materia di rispetto dei diritti della persona.
Un’informazione corretta e responsabile può contribuire a formare una coscienza civile e una cultura dove prevalga il rispetto reciproco, la consapevolezza che al fondo della violenza contro le donne c’è sempre un modello di rapporto che presuppone la prevaricazione di uno nei confronti dell’altra.
Insomma l’esatto contrario di quello che, di fatto, è contenuto nel commento all’intervista e nel titolo del pezzo.
In questi giorni sono numerose le iniziative di enti e associazioni per ricordare la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il nostro paese ha da poco ratificato la convenzione di Istanbul, approvato una legge, la 119/2013, che introduce importanti novità di carattere giuridico e stanzia fondi a sostegno dei centri antiviolenza. La legge inoltre rimanda ad un piano straordinario d’intervento, ad oggi non approvato, un complesso di azioni di prevenzione e contrasto, tra queste le azioni formative, rivolte a diversi soggetti (forze di polizia, personale sanitario, strutture giuridiche), assumono un particolare valore.
Tra marzo ed aprile 2015 il centro D.U.N.A terrà a Massa alcuni workshop finalizzati ad abbattere e riconoscere gli stereotipi sessisti nella comunicazione e nell’informazione. L’iniziativa è aperta a tutti, ed è auspicabile che vi  partecipino anche operatori dell’informazione locale.
Ancora più rilevante sarebbe che fossero gli stessi organismi di governo della categoria a farsi promotori di simili iniziative. Perché no? Perché non prevedere davvero nell’ambito delle iniziative di aggiornamento della categoria momenti di approfondimento sul tema, non solo per capire che Ministra è esattamente corretto come Ministro, ma soprattutto per chiedersi se quando si scrive di donne non si stia scivolando, magari in buona fede, nel più banale  e diffuso stereotipo, e per evitare di raccontare le storie di violenza come storie di “amore malato” o ancora come una questione che riguarda “solo le donne”.
Noi riteniamo ce ne sia estremo bisogno. Sarebbe un buon modo per celebrare questo 25 novembre.
Rossella Pettinati 
PRESIDENTE COMMISSIONE PARI OPPORTUNITÀ della Regione Toscana
Alessandro Bandoni
PRESIDENTE COMMISSIONE DONNA PER LE PARI OPPORTUNITÀ del Comune di Carrara
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