martedì 12 novembre 2013

Multitasking: la nuova schiavitù delle donne (da Un Altro Genere di Comunicazione)

Multitasking: la nuova schiavitù delle donne

Oggi non esiste quotidiano online che non abbia il suo bel ghetto rosa. Nei ghetti rosa si parla di “cose da donne”, tipo la famiglia, i figli, i femminicidi. Sono le donne che curano la famiglia, sono le donne che fanno i figli, sono le donne che vengono ammazzate.
Cose da donne, appunto, che trovano spazio in sezioni separate, quelle che gli uomini non leggono, quelle che non riguardano gli uomini, quelle in cui si parla di violenza contro le donne, cosa vuoi che c’entrino gli uomini?
Nei ghetti rosa c’è una netta separazione tra maschile e femminile, non si mischia niente, i ruoli sono quelli dati e non si mettono in discussione, al massimo si cercano strategie per stare più comod* in questo status quo. Ad esempio, il fatto che siano le donne a doversi occupare di casa e figli è un dato insindacabile, ma dal momento che siamo donne emancipate e progressiste lavoriamo pure fuori di casa, disoccupazione e precariato permettendo, e dobbiamo quindi trovare un modo per riuscire a fare splendidamente bene tutte e due le cose.
Conciliazione. E’ questa la parolina magica.
La conciliazione è un diritto, scrivono in questo post della 27esima ora, spazio “rosa” del corriere.it, nato proprio per aiutare quelle donne che devono riuscire a fare tutto, quelle a cui la giornata intera non basta, che hanno bisogno di qualche ora in più, perché è faticoso essere mamme, mogli, cuoche, cameriere, badanti, lavoratrici.
Ma le donne possono continuare ad essere tutto ciò, l’importante è che imparino a conciliare.
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Come? Una soluzione potrebbe essere quella di smettere di dormire, non in senso figurato, ma letterale. E’ sempre la 27esima ora a proporci questa, sembrerebbe poco salutare, soluzione, attraverso l’esempio di una donna che è arrivata ai piani alti privandosi del sonno e di una vita. Giovanna di Rosa, consigliera del consiglio superiore della Magistratura, parla di se stessa e del ruolo che è riuscita a raggiungere in questi termini:
“È  il trucco di noi donne che abbiamo a cuore la professione, dormiamo pochissimo. Registriamo fisiologici rallentamenti di carriera per seguire i figli e le notti ci servono per recuperare”
Aggiunge poi che le donne riescono comunque ad essere più brave degli uomini sul posto di lavoro nonostante i “doveri” di cura; a questo punto la giornalista si sente autorizzata a intervenire con questa perla:
“O forse dovremmo dire che sono più brave grazie a quegli oneri che loro sottotraccia, aiutate dall’istinto, riescono a trasformare da vincolo in risorsa.”
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effetti collaterali della privazione del sonno in nome del multitasking
Non solo non si mette in discussione il fatto che a prendersi cura di casa, famiglia, figli ecc. debba essere la donna, ma addirittura si ha il coraggio di far passare questo come un vantaggio per le stesse donne, una loro forza.
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Non è un dovere, non è una mazzata che ricade solo sulle spalle femminili, è una risorsa! Cambiare i pannolini, svegliarsi la notte per cullare il bebè, assistere l’anziano genitore/suocer*, lucidare le stoviglie, stirare, cucinare, andare a fare la spesa, si chiamano risorse, noi donne abbiamo l’istinto che trasforma questi compiti gravosi in risorse. Teniamocela stretta questa risorsa, che il marito non ci sottragga il piatto da lavare, che il figlio maschio non apparecchi la tavola, che il fidanzato non si stiri la camicia da solo, perché come sanno fare queste cose le donne non le sa fare nessun uomo, noi c’abbiamo l’istinto per queste cose.
Trasformano le nostre catene in risorsa e il gioco è fatto. Non solo le cose non cambieranno, ma verranno così delegittimate tutte quelle voci che vorrebbero che le cose cambiassero, insensate verranno definite le battaglie delle donne: avete la famiglia e avete il lavoro, di cosa vi lamentate?
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Conciliare è la soluzione, conciliare non è difficile per le donne. Ce lo insegnano le ricerche dei non meglio identificati studiosi di varia provenienza geografica. Sono inglesi quelli di Repubblica.it e lo hanno provato che le donne sono più multitasking degli uomini, sono israeliani quelli della 27esima ora, ma sostengono la stessa cosa, le donne hanno una innata capacità di fare contemporaneamente più cose. L’uomo avrebbe delle parti del cervello un po’ addormentate e questo intorpidimento di aree cerebrali li renderebbe incapace di dedicarsi contemporaneamente a più compiti. Noi donne invece rimaniamo incastrate in questa favoletta del multitasking, legittimata da studi neurosessisti, scrupolosamente riportati nei ghetti rosa delle varie testate giornalistiche e alimentata dal concetto di “naturalità” – le donne sono nate per questi compiti – fino ad arrivare a parlare in termini positivi di un “tempo delle donne”, intrinsecamente diverso da quello degli uomini.
Il “tempo delle donne” è anche il titolo di un progetto, che coinvolge la 27esimaora, IoDonna e ValoreD. Al centro naturalmente c’è il concetto di conciliazione, intorno al quale donne di destra, di “sinistra”, del pd, del pdl, giornaliste, ecc. si riuniscono tutte e fanno proposte, tra cui quella dello smart working, o telelavoro.
Il telelavoro andrebbe favorito con una legge, dicono, perché il telelavoro si adatta alla perfezione al “tempo delle donne”. Per lavorare le donne non dovranno più mettere piede fuori di casa, grazie alle loro innate capacità multitasking potranno lavorare al telefono e nel frattempo girare il sugo, non dovranno più lasciare il loro regno, perché se c’è un “tempo delle donne” ci sarà anche uno “spazio delle donne” e questo spazio è la casa. Chiameranno “spazio delle donne” quella che è in realtà una prigione, manterranno lo status quo e delegittimeranno i dissensi, sminuiranno le lotte.
Ad un uomo il telelavoro non serve, i suoi neuroni non saprebbero comunque coinciliare famiglia e carriera, no? E poi, comunque, è l’ambito del successo lavorativo quello che le donne vogliono esaltare del proprio marito/figlio/compagno, non certo vederlo alle prese con i pannolini e il detersivo.
Allora, donne, avete la famiglia e il telelavoro e il marito che può fare carriera, ma di cosa vi lamentate?

mercoledì 30 ottobre 2013

#nessunoselacerca

Di DonneViola
Ricapitolando.
Questa la conversazione di ieri sera in merito al lancio da parte di Linea Gialla
di un servizio su uno stupro
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Questo il lancio del servizio che abbiamo criticato subito attraverso twitter e qui:
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Posto che non sappiamo come sia stato affrontata la questione in studio in quanto non abbiamo potuto vedere la trasmissione e ci rifaremo se la troveremo in streaming , riteniamo che un lancio così sia veramente deleterio.
Gli amici l’hanno violentata ma lei se l’è cercata?
Già nel titolo c’è la colpevolizzazione della vittima di stupro.
E’ da anni che continuiamo a ripetere che bisogna cambiare il linguaggio.
Nessuna persona cerca la violenza, nessuna donna cerca uno stupro,
Darlo già come opzione in un titolo è pericoloso.
Per questo chiediamo a Salvo Sottile di rettificare in trasmissione questo lancio di servizio, prendendo e facendo prendere coscienza ai telespattori sull’importanza dell’uso delle parole.
Vi terremo aggiornati.
Intanto potete chiedere a @la7tv di prendere le distanze dal titolo del servizio con #nessunoselacerca

giovedì 10 ottobre 2013

Noi del coordinamento difesa 194 della Regione Toscana NON CI STIAMO!

COMUNICATO COORDINAMENTO DIFESA 194  
DURO COLPO DELLA REGIONE TOSCANA ALLA LEGGE 194. INCIDENTE DI PERCORSO O ARRETRAMENTO CULTURALE? 
LA REGIONE DIA UN SEGNO CHE QUESTA E’ SEMPRE LA TERRA DEI DIRITTI!  
E’ ormai evidente che anche la Regione Toscana non è più quell’isola felice che si racconta. 
Oggi è stata bocciata in Consiglio Regionale una mozione a tutela dell’efficace applicazione della legge 194/78 sull’interruzione volontaria di gravidanza. La bocciatura è ancor più grave in quanto la mozione è frutto di un lavoro comune tra le consigliere e le associazioni delle donne.  
 Ricordiamo che la legge 194/78 è una legge dello Stato, una conquista delle donne per vedere tutelati autodeterminazione e diritto alla salute della donna stessa. La legge oltretutto chiama le Regioni a vigilarne l’applicazione. Già ora sappiamo che sono aumentati gli aborti clandestini e gli aborti all’estero. 
Ci chiediamo a questo punto cosa intenda fare la Regione Toscana.  
Ancora non vogliamo credere  che l’istituzione regionale non sia intenzionata a difendere il diritto delle donne all’autodeterminazione ed alla salute, vogliamo ancora pensare che sia stato un incidente di percorso. 
Chiediamo quindi un immediato segnale:  che il Presidente della Commissione Sanità Remaschi e l’assessore Marroni istituiscano in tempi rapidissimi il tavolo regionale concordato il 25 giugno con le associazioni e il coordinamento in difesa della 194. 
E che il Presidente Rossi dimostri con i fatti e non con le parole se questa è ancora la terra dei diritti.
 Il coordinamento difesa 194
Composto da:
Circoli PRC Zona Mugello, Lista civica Libero Mugello , Ass. Libere Tutte Firenze, Giardino dei Ciliegi, Lemusiquorum, Intersexioni, Laboratorio per la Laicità, Medicina democratica-Firenze Partito della Rifondazione Comunista, Verdi, Sinistra Ecologia e Libertà, per UnAltraCittà - Lista di cittadidanza Firenze, PSI - Borgo San Lorenzo, Coordinamento donne Camera Lavoro CGIL Firenze, AIED sezione Pisa, Giovani Comunisti Firenze, Se Non Ora Quando? - Firenze, Associazione Artemisia, Giovani Comunisti Toscana, Libertà e Giustizia - Nazionale, Comitato donne 13 febbraio Pisa, Comitato SNOQ Livorno, Ass. A.R.PA. di Massa, Comitato ARCI Firenze, Rete donne SEL, Gruppo donne “Le voltapagina”, Se Non Ora Quando? - Catania, ALBA, M5S Mugello, Coordinamento “Violenza di Genere e Sessismo. Come Intervenire”,CUB Sanità, Filo Rosso,USB Federazione Firenze,Comitato Donne del 13 febbraio di Siena, AISDO (Associazione Italiana per il Sostegno e lo Studio  del Disagio della Donna), Associazione Nosotras Onlus

mercoledì 9 ottobre 2013

ARPA aderisce all'appello Decreto Femminicidio: "NON IN MIO NOME"

Decreto femminicidio: “Non in mio nome”

8 ott

Il dopo Paestum 2013 da cui vorremmo ripartire

Paestum non è stata uguale per tutte. L’indizione originaria, mirata in primo luogo a costruire un dialogo costruttivo tra femminismi diversi, situati in parole e pratiche diverse, ha fatto emergere lo iato che intercorre tra una presa di parola politica più spostata su ciò che accade fuori di noi e una presa di parola tesa a consolidare la pratica di relazione tra donne. Se è vero che il conflitto finale per alcune è stato un “colpo di spugna”, per molte altre è stato un far emergere la contraddizione, probabilmente troppo assopita nelle plenarie, con qualche punta di conflitto più esplicito nei tavoli.
Al di là del conflitto vorremmo continuare la discussione e vorremmo anche rilanciare il nostro desiderio, il nostro bisogno, di non far cadere nel nulla l’esigenza di molte, seppure non di tutte, di prendere parola pubblica sul decreto anti-femminicidio. Se le leggi non ci hanno mai riguardate è pur vero che oggi queste si consumano fino in fondo sui nostri corpi, ci usano come ci usa il neoliberismo. Pertanto, come venuto fuori anche in chiusa dell’assemblea, pubblichiamo qui questo appello a cui chiediamo di aderire come singole, associazioni, collettivi per continuare lungo questo crinale di presa di posizione diretta rispetto ai meccanismi di strumentalizzazione dei nostri corpi.
Il decreto 93/2013 in discussione in questi giorni in Parlamento per la conversione in legge, inserisce norme di contrasto al femminicidio con una forte impronta securitaria in un pacchetto in cui si dichiara la donna come un “soggetto debole” da tutelare da se stessa, tanto da toglierle anche il diritto di autodeterminazione nella possibilità di revocare la querela, e dando maggior potere al sistema di controllo poliziesco. Per questo e per tutto quello che si sta consumando sui nostri corpi, qui diciamo che tutto ciò non può essere fatto nel nome delle donne, di tutte e di ciascuna: “Non in mio nome”. Ed è da qui che vorremmo ripartire per il nostro “dopo Paestum”.
(oltre al blog di Paestum per aderire aspettiamo la vostra email a noinmionome@gmail.com)

Prime adesioni

Oria Gargano
Anna Simone
Luisa Betti
Milva Pistoni
Federica Giardini
Stefania Cantatore
Antonella Petricone
Anna Verdelocco
Lucia Ferilli
Vittoria Camboni
Viola Lomoro
Valeria Mercandino
Nicoletta Stellino
Teresa Di Martino
Eleonora Forenza
Roberta Paoletti
Giorgia Bordoni
Federica Castelli
Alessandra Chiricosta
Ingrid Colanicchia
Sabrina Di Lella
Teresa Di Martino
Alessia Dro
Serena Fiorletta
Angela Iamboglia
Gaia Leiss
Simona Pianizzola
Casa delle donne Lucha Y Siesta (Roma)

mercoledì 25 settembre 2013

Giornata IN Genere 28 Settembre 2013

A.R.Pa. partecipa alla Giornata In Genere promossa dal Comune di Massa sabato 28 settembre 2013 dalle 17.00 alle 23.00. Una giornata molto importante per noi che ci vede coinvolte la mattina alla prima lezione del corso M.E.L.A. ed il pomeriggio fino alla sera in tutta una serie di eventi volti a sensibilizzare la cittadinanza e a riflettere sulle problematiche di genere.

Un fitto programma fatto di momenti d'informazione alternati da eventi di musica, danza, letture e poesie.
Una giornata che ha visto la collaborazione di molt*, tra quest* alcune donne che hanno lavorato insieme fino a notte fonda con ogni mezzo conosciuto, per mail, telefono, FB, incontrandoci, facendo sopralluoghi e da questa collaborazione è nato un movimento culturale "LE IPAZIE" di cui facciamo parte.

Ci siamo incontrate, ci siamo trovate! 7 donne che hanno dunque deciso di dare un nome e una forma ad una atmosfera magica fatta di idee, progetti e tanta voglia di fare per incidere positivamente sul territorio su temi di genere.
7 IPAZIE, 7 donne piene di vita: Barbara Giorgi, Ilaria Tarabella, Annachiara Borrello, Elisa Forfori, Emma Castè, Francesca Balloni, Laura Zaccagna
Per respirare quest'aria di sorellanza invitiamo tutt* a questa giornata!