venerdì 30 settembre 2011

NO Legge Bavaglio: contro il comma ammazza blog!


Valigia Blu contro il comma ammazza blog. Un post a reti unificate. E ci siamo anche noi, naturalmente. Se neppure i blog hanno diritto di esistere… Buona lettura e buona lotta!
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Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.
Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.
Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.
Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.
Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.
QUI l’articolo completo

Fonte: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2011/09/29/noleggebavaglio-contro-il-comma-ammazza-blog/ 

mercoledì 28 settembre 2011

Donne e web, aspettando Internazionale

di Francesca Sanzo
28 settembre 2011 


 

Sabato 1 ottobre alle 11 sarò al Liceo Ariosto di Ferrara – nell’ambito del Festival di Internazionale – con Loredana Lipperini e Giovanna Cosenza per un dialogo con gli studenti. “Sguardo diverso sulla donna” il titolo dell’evento.

L’incontro, aperto a tutti, sarà fortemente interattivo e gli studenti hanno preparato per noi molte domande.

Io non sono una scrittrice e se sono a un incontro letterario su questi temi è per Donne Pensanti, il progetto/associazione a cui ho contribuito a dare vita e che parte dal presupposto che la Rete è una risorsa fondamentale per fare cittadinanza attiva e contrastare gli stereotipi di genere.
Contemporaneamente all’evento a cui partecipo io, nel programma del Festival ce n’è un altro a cui sarei andata molto volentieri e il cui titolo mi ha spinto ad alcune riflessioni: “L’illusione del web. I limiti dell’attivismo online con Evgeny Morozov e Luca Sofri.

Secondo Morozov non è vero che le rivolte di piazza a Teheran, a Tunisi e al Cairo non ci sarebbero state senza internet e anzi, l’entusiasmo mediatico secondo cui twitter e facebook sono stati fondamentali è molto pericoloso perché porta a sottovalutare le vere ragioni dei cambiamenti sociali.  Il giornalista è convinto che la Rete sia soprattutto lo strumento con cui i regimi totalitari possono mantenere il controllo e il potere, attraverso l’analisi dei dati che i cittadini mettono on line ogni giorno.

Nel preparare il mio intervento ferrarese, ho cercato di non prescindere da queste posizioni e ho provato a chiedermi che cosa sta facendo la Rete per la causa del ruolo della donna in Italia.

Partecipo quotidianamente a numerose discussioni on line, faccio rete con altre persone e associazioni che  - come noi di Donne Pensanti – sentono l’urgenza di promuovere modelli non stereotipati di femminile e invocano una rivoluzione culturale che parta da ogni singolo cittadino.

Organizziamo eventi, Bar Camp, dialoghiamo con i marchi pubblicitari che propongono spot svilenti e stereotipati, ci confrontiamo, raccontiamo e cerchiamo di sensibilizzare una larga fetta dell’opinione pubblica perché una diversa rappresentazione della donna in politica, nel mercato del lavoro e sui media venga inserita nell’agenda del nostro Paese come questione che ci riguarda tutti e da cui una democrazia matura non può prescindere.

Eppure la Rete nasconde anche delle insidie. La rete si basa sui legami deboli e il rischio che l’attivismo rimanga una pratica “a sforzo zero” è elevatissimo: ci vuole un attimo a cliccare “mi piace” su un contenuto che condividiamo, su una causa che vogliamo fare nostra, ma poi?

Dopo esserci liberati la coscienza, il nostro impegno si esaurisce in una veloce pressione sul mouse.

La community di Donne Pensanti è nata con il presupposto di essere semplicemente un luogo digitale dove concordare azioni sul territorio: volantinaggio, eventi locali in luoghi non convenzionali, gruppi di riflessione. Non è mai stato molto facile. Ogni progetto si è scontrato (e spesso abbiamo dovuto riconfigurarlo e semplificarlo) con la grandissima quantità di proposte operative, spesso meravigliose, che però chiedevano ad altri di essere portate a termine.  I legami deboli della Rete si rompevano dove necessitava l’incontro fisico, l’impegno di tempo, lontano dallo schermo di un computer.

Non sempre. In molti casi siamo riusciti ad annodare fili, tessere reti e creare legami che il territorio o la costanza hanno aiutato a diventare forti e fattivi. Il consiglio direttivo dell’associazione – nata dal progetto – si è costituito on line e ora siamo 7 amici che collaborano volontariamente a un obiettivo comune, ognuno mettendo moltissime energie.

Abbiamo creato partnership con altre associazioni e blogger e nel tempo la dispersione di energie della Rete è stata “domata” a favore di un obiettivo comune:  fare massa critica con le realtà che sul territorio si occupano di questi temi, creando un ecosistema fatto di pluralità, ma che sappia sviluppare anticorpi comuni e consolidarsi come movimento.

E se da un lato la Rete può essere dispersione, certamente “controllo”, facilmente abbaglio, anche quando i presupposti di partenza sono forti e chiari, anche quando siamo consapevoli della nostra volontà di voler essere cittadini attivi, dall’altro è una risorsa indispensabile.

Giornalismo dei cittadini, passaparola virale e capacità di creare legami con persone molto lontane da noi sono valori aggiunti, ma solo se siamo consapevoli che ogni medaglia ha anche il suo risvolto, che non è sul divano o davanti al computer che si fanno i cambiamenti e che la tentazione di demandare la nostra responsabilità civile al leader è sempre in agguato, sia che si tratti di un politico o ricco imprenditore, sia che lo si chiami Community Manager o blogger.

La rete sta contribuendo ad amplificare le battaglie di un movimento variegato e molteplice, fatto di voci e istanze diverse e sta facendo emergere le narrazioni delle donne normalmente taciute dai media tradizionali: ma questa è soprattutto informazione e coordinamento.

In piazza ci vanno le persone. Gli eventi, le manifestazioni, lo spirito critico lo costruiscono le persone.

Dal 2008 circa, quando un fermento vivo e plurale ha ripreso forza, i movimenti a favore delle donne in Italia si sono moltiplicati. Inizialmente eravamo voci sparse sul web. Abbiamo cominciato a parlare tra di noi, a incontrarci prima su facebook e poi nelle strade, nelle piazze, nelle osterie. Abbiamo portato in giro cartelli, dopo averli scaricati e stampati dalla Rete e ci sono stati il 13 febbraio e sono nate manifestazioni spontanee ovunque, gruppi ovunque.

Se non ora quando non avrebbe avuto la forza che ha avuto se non ci fossero stati il supporto di Media tradizionali e la presenza di nomi importanti (giornaliste, registe, attrici), ma le piazze del 13 febbraio non sarebbero state tanto belle se tutti i movimenti precedenti a quello non avessero deciso, in maniera corale, di impegnarsi per l’obiettivo comune, accordandosi sul web, offrendo informazioni anche se non partivano dal proprio nodo.

Pubblicità che ammiccano al movimento, spesso in maniera strumentalizza e strumentalizzante, ce ne sono. Ne parlano le televisioni e i giornali.

Ci chiamano “Nuovo Femminismo”. Qualcuno ci etichetta. L’agenda politica non è ancora pronta (e come potrebbe?) a mettere all’ordine del giorno questioni pressanti come la tutela del lavoro per le donne, la promozione di modelli non svilenti e di una cultura del rispetto nei nostri confronti. La maternità è venerata ma non tutelata.

Ma noi ci siamo e il web serve a contarci e a farci sentire. Poi però bisogna infilare le scarpe, rimboccarsi le maniche e scendere in strada. E lo dovremmo fare tutti insieme: donne, uomini, vecchi, giovani, adulti.

martedì 27 settembre 2011

Una bella idea. LA LISTA DEI BUONI PROPOSITI DEI "DISERTORI" DEL PATRIARCATO

Io l'ho scoperta da poco ma è già stata pubblicata in gennaio.  E' una lista di buoni propositi  (e a noi piacciono molto le liste, come il sondaggio qui a destra della homepage del blog :) ed è il frutto di un lavoro collettivo da parte di alcuni uomini che partecipano alla mailing list di Femminismo a sud e che si sono definiti "disertori" del patriarcato. Per chi non conoscesse i disertori, credo che questa lista sia un buon modo per avvicinarsi ad un altro modo di essere uomo, lontano anni luce dalle gabbie degli stereotipi di genere.
La copincollo interamente di seguito perché non solo è ben fatta ma perché secondo me dovrebbe essere diffusa e fatta leggere a più uomini - ma anche donne - possibile. Qui trovate il post originale: 

Buoni propositi per il 2011

1. Per troppo tempo, molti di noi hanno trascurato la salute fisica, mentale e spirituale. Prendiamoci cura di noi stessi, senza demandare la responsabilità della nostra cura ad altre/i.

2. Prendiamoci la responsabilità di mantenere e preservare le nostre relazioni sociali. Inviare biglietti di auguri, acquistare i regali per i nipoti, ricordare i compleanni, o anche solo organizzare cene per stare in compagnia, sono attività che ci mantengono vivi ed in relazione con altre/i. Smettiamola di lasciare ad altre/i la gestione della nostra rete sociale! Ricordiamo in prima persona a chi ci sta vicino che teniamo alle loro parole e alla loro presenza.

3. Ascoltiamo le donne, senza interrompere, senza smentire immediatamente, senza criticare o deridere solo perché sono donne. Ascoltare, comprendere, rispondere in modo pertinente sull’argomento e non in base al genere dell’interlocutrice/ore. E tenendo la bocca chiusa abbastanza a lungo, potremmo imparare qualcosa!
4. Facciamo attenzione, nelle nostre attività e/o discussioni, a quanto diamo peso alle opinioni, alla parola ed alla presenza di altre soggettività. La mancata partecipazione di donne, trans e persone di diverse provenienze e/o vissuti ci vincola al paradigma patriarcale, eteronormativo (*) e razzista.

5. Impariamo anche i gesti e le attività che lasciamo fare sempre e solo alle donne. Fare il bucato in modo corretto, ad esempio. Tu ed io sappiamo come fare il bucato. E’ facile quanto cambiare l’olio tenendo in mano una birra, riparare lo scarico, o agganciare un nuovo televisore al plasma. E’ ora di smettere di fingere d’essere ignoranti. Capiremo molto di più di noi stessi e guadagneremo strumenti e possibilità di comprensione reciproca.

6. Eliminiamo le parole misogine e sessiste dal nostro vocabolario – e dal nostro dialogo interiore pure. Quando una donna fa qualcosa che non ci piace, non la chiamiamo “troia” – nemmeno nella nostra testa! E’ un’atteggiamento mentale stupido e funzionale alla violenza. Evitiamo la complicità silenziosa con altri/e  esprimendo chiaramente dissenso quando ascoltiamo linguaggi e/o assistiamo ad atteggiamenti misogini e omo/transfobici.

7. Dobbiamo sempre essere forniti di profilattico e metterlo prima che lei sia costretta a chiedercelo. Basta indossarlo. E’ un atto di rispetto e responsabilità che dobbiamo a noi stessi e a chiunque faccia sesso con noi.

8. Evitiamo qualsiasi attività sessuale che oggettivizza, sfrutta, ferisce o umilia le donne. Evitiamola anche perché è umiliante e degradante  per noi stessi.

9. Scegliamo di avere rapporti sessuali esclusivamente con persone che siamo certi siano consapevoli e consenzienti. Ciò significa che non siano ubriache, confuse, o impaurite. Che non siano state manipolate o la situazione non sia frutto di un atto di bullismo, molestia e/o pressione psicologica o abuso di potere.

10. Risolviamo eventuali conflitti in modo non violento, senza abusi, senza ritorsioni o vendette e senza coinvolgere chi non c’entra – soprattutto se si tratta delle figlie e dei figli.

11. Troviamo un altro uomo da amare, in qualunque modo. Amico, padre, collega: proviamo a sentire, anche per scherzo, anche in una battuta, il rumore della parola “amore” detta a un altro uomo. Facciamola uscire fuori e vediamo che effetto fa.  Mettiamoci alla prova, in questa come in altre situazioni.

12. Lavoriamo per eliminare la nostra omofobia e/o transfobia. L’eteronormatività (*) distrugge la nostra connessione con tutti gli altri esseri umani. E ci impedisce di amare. Dobbiamo essere in grado di amarci profondamente. Come uomini siamo capaci di dare e ricevere tanto amore – e non solo dalle donne.  Informiamoci, leggiamo, parliamo, conosciamo altre esperienze. Ne guadagneremo sicuramente in qualcosa.

13. Informiamoci sul femminismo. Ci sono tante storie e correnti femministe quanti movimenti letterari e avanguardie artistiche. E’ una storia enormemente complessa sulla quale è doveroso saperne di più, soprattutto perché interessa noi, che eravamo siamo e saremo lì, insieme a chi ha una sua storia che pochi conoscono. Di nuovo e ancora: conosceremo in tal modo molto di più anche noi stessi.

(*): Per eteronormato, eteronormativo, eteronorma si intendono tutte quelle regole/norme comportamentali/psicologiche/linguistiche etc che si basano sul “binarismo sessuale”  e sull’idea che la sessualità ”normale”,  possibile e/o obbligatoria sia quella etero. 
 
COSA AGGIUNGERE SE NON SPERIAMO CHE SIA STATA SEGUITA E CHE VENGA RIPROPOSTA PER IL 2012!

Fonte: http://vitadastreghe.blogspot.com/2011/09/la-lista-dei-buoni-propositi-dei.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+VitaDaStreghe+%28Vita+da+streghe%29&utm_content=FaceBook

lunedì 26 settembre 2011

Dalla Santa Inquisizione alla Civile Inquisizione!

Siamo quasi alla fine dell'anno 2011 e dal 1184 (Concilio di Verona che stabilì l'inizio dell'inquisizione) ne è passato di tempo.
Ma qual'è il nesso che accomuna l'allora all'oggi?
Il passaggio dalla Santa alla Civile Inquisizione.
Cosa voglio dire con questo? Che la caccia alle streghe e la resistenza alle rivoluzioni culturali, alle nuove idee e concezioni del mondo, del modo di  fare politica, del modo di vivere la polis (nel vero senso etimologico del termine) sono più che attuali. La sottile differenza è che vivendo in un periodo in cui la Chiesa ha in qualche modo perso molta della sua credibilità, non è più suo il "compito" di giudicare l'eresia di turno, ma ha trovato un valido sostituto, tutta quella parte di società civile che rancorosa, si accanisce su tutte/i e tutto, sparando a zero su chiunque la pensi in maniera differente!
Metto in evidenza questo "nuovo vecchio costume" perchè come al solito sono le donne che ne fanno le spese più alte, ne è dimostrazione la lotta per la gestione del potere da sempre agita sui corpi e sulle menti delle donne.
Risulta molto più facile dare la caccia alle streghe che confrontarsi, ragionare ed approfondire. Gli esempi che potrei fare sono molti, ne metterò in campo solo alcuni e lascio a voi le libere conclusioni:

-Si pensa alle escort o alle donne che puntano sull'aspetto fisico per arrivare, ma non si pensa a chi sfrutta, a chi richiede certe prestazioni, a chi contribuisce ad alimentare un certo tipo di subcultura!
-Si pensa ai delitti per passione e gelosia, non si pensa direttamente alle vittime di questi efferati omicidi consumati spesso tra le mura domestiche, sembra quasi un voler edulcorare (per non dire giustificare) certi atti!
-Si pensa che sia giusto che le donne se ne stiano a casa a fare le casalinghe, invece che perder tempo a lavorare fuori e portare via tempo e spazio alla famiglia, ai figli, tanto ci può sempre pensare il marito a portare a casa "la pagnotta"...attenzione ho detto marito non a caso, dato che le coppie di fatto in questa misera Italia ipocrita non sono riconosciute o lo sono solo in minima parte e solo per gli eterosessuali!
-Si pensa che chi ricopre un ruolo o ha uno specifico lavoro sudato e ottenuto solo attraverso estenuanti esami e selezioni, non ce l'ha perchè esperta e competente in una data materia, ma solo attraverso favoritismi...ovvero facciamo di tutta un'erba un fascio, se in Italia vige una cultura clientelare, anche chi si fa un "mazzo tanto" non potrà esserne esente!!
-Si pensa che se qualcuno/a fa qualcosa di innovativo (o semplicemente fa qualcosa!) e lo fa bene, ci sia sempre comunque da ridire, ribadire, puntualizzare, non si riconosce il lavoro altrui, non è ammissibile o pensabile dire semplicemente che si è felici di questo, che si è orgogliosi del lavoro di persone che quotidianamente si impegnano per tutti/e, per rendere migliore il posto in cui si vive, ci deve sempre essere un sottofondo di gelosia mista a titubanza!
-Si pensa che chiunque possa da un momento all'altro "fregarti" e allora si agisce di conseguenza, andando in giro con i forconi al posto delle lingue!

Donne e uomini è ora di cambiare rotta e dare più fiducia a se stesse/i e alle/agli altre/i!
E concludo dicendo che è proprio brutto vedere battaglie tra donne quando dovremmo invece trovarci preparate ed unite per contrastare lo status quo e migliorare la nostra condizione e di conseguenza la società tutta.

Del riconoscimento tra donne


Ieri sera, dopo mesi e mesi, mi sono decisa a guardare un programma televisivo. C’era Lorella Zanardo, e non volevo proprio perdermela, avevo voglia di sentire parlare di donne sul piccolo schermo non nel solito modo (cioè il peggiore), e con stile (come ha  detto Pina Nuzzo ). Certo, a tratti è prevalso un senso di disgusto nel sentire dire che la Zanardo e la Santanchè non sono troppo differenti, se ho capito bene quanto detto dai due giornalisti(con tutta la buona volontà la Zanardo e la Santanchè non sono troppo differenti nei limiti in cui hanno entrambe due occhi, un naso e la bocca). Disgusto nel sentire dire alla Santanchè che Geppi Cucciari aveva un abito troppo scollato che metteva il seno in mostra. E sono stata assalita dall’orrore quando sempre la Santanchè ha sostenuto che Nilde Iotti fu eletta Presidente della Camera solo in virtu’ della sua relazione con Togliatti ( questo l’ormai classico strumento della diffamazione che vorrebbe legittimare comportamenti ignobili altrui: lo fan tutti-i, il mondo gira cosi’ per cui non c’è nulla da stupirsi e da gridare allo scandalo per lo scambio sesso-potere, come accade per alcune donne alle quali sono stati affidati- da uomini- ruoli di responsabilità amministrativa e politica che coinvolgono tutti noi in cambio di prestazioni sessuali, non per meriti Alt(r)i ma come accade certamente, magari non con prestazioni sessuali ma con altro tipo di scambio, tra uomini. L’ha ricordato la Zanardo, e anche questo è un nodo cruciale del discorso che raramente viene sollevato). Lorella Zanardo, con mio grande sollievo, non ha ceduto ed ha ricordato che il problema non è l’avere una relazione sentimentale o sessuale ma avere le capacità o meno e la preparazione per ottenere un lavoro o sostenere un ruolo di responsabilità, politico  o meno.
Cade a fagiolo la mail  ricevuta oggi di Franca Fortunato, che  ringrazio, con un articolo da lei scritto che si conclude con una domanda. La girerei volentieri alla Santanchè e a chi oggi siede in Parlamento (senza differenza di genere), quasi certa che non verrebbe neanche compresa nella sua essenza:Che cosa, alle politiche e ai politici di professione, è rimasto della testimonianza e dell’esperienza di Nilde Iotti   e Tina Anselmi?”

”NILDE IOTTI E TINA ANSELMI: SIGNORE DELLA PRIMA REPUBBLICA."
di Franca Fortunato, pubblicato su Il Pensiero di settembre.
LEONILDE ( chiamata da tutti Nilde)Iotti e Tina Anselmi, due donne che, come molte  altre, fecero del loro impegno politico una scelta  di vita, da vivere con passione, dignità e onestà. Entrambe, comunista l’una e democristiana l’altra, iniziare la loro attività politica alla scuola dell’antifascismo. L’emiliana Nilde Iotti(nata a Reggio Emilia nel 1920) e la veneta Tina Anselmi ( nata nel 1927 a Castelfranco Veneto) entrarono nella Resistenza, l’una sull’esempio del padre, ferroviere, socialista sindacalista antifascista, e l’altra dopo aver visto, diciassettenne, un gruppo di giovani partigiani impiccati dai fascisti. La prima partecipa organizzando i “Gruppi di difesa della donna”, formazione antifascista del Pci, la seconda diventa staffetta della brigata Cesare Battisti. Entrambe insegnanti, laureate in Lettere alla Cattolica di Milano, dove Nilde entra per volontà della madre, rimasta vedova quando lei aveva 14 anni,  entreranno,  in tempi diversi, in Parlamento, dove con signoria e intelligenza guadagneranno in libertà e autorità.                                 
Nilde Iotti entra nelle istituzioni immediatamente dopo la guerra. Nel 1946, l’anno del voto alle donne, dopo un’esperienza come consigliera comunale a Reggio Emilia, viene, infatti, candidata ed eletta all’Assemblea costituente, dove entra a far parte della Commissione dei 75 e contribuisce, così, alla stesura della nostra  Costituzione repubblicana. Nello stesso anno inizia a Roma una relazione con il segretario del Pci, Palmiro Togliatti, di 27 anni più anziano (già marito di Rita Montagnana e padre di Aldo), che terminerà soltanto con la morte del leader, nel 1964. Il loro legame diviene pubblico nella contingenza dell’attentato del 1948. Togliatti lascia per lei moglie e figlio. Nilde, nell’Italia bacchettona, clericale e misogina degli anni cinquanta, dovette far i conti innanzitutto con l’ostilità dei militanti del Pci.                
  E’ dalla sua esperienza di donna e di madre ( con Togliatti adottarono una bambina orfana, Marisa Malagoli) che lei partì nel suo impegno politico per i diritti delle donne e della famiglia.                 
 Alla Costituente invitò l’Assemblea a regolare per legge il  diritto di famiglia per l’uguaglianza giuridica dei coniugi( cosa che riuscirà a fare nel 1975), a riconoscere alla donna in “tutti i campi della vita sociale una posizione giuridica tale da non menomare la sua personalità e la sua dignità” e manifestò la propria contrarietà ad inserire nella Costituzione il principio dell’indissolubilità del matrimonio “considerandolo tema della legislazione civile”. Negli anni ’70 promuove le battaglie sul referendum per il divorzio (1974) e per la legge sull’aborto (1978). Anche Tina Anselmi, dopo essere stata sindacalista dei tessili e delle maestre e dirigente giovanile della Dc, entrata  in Parlamento nel 1968, si occupa dei diritti delle donne e della famiglia. A lei si deve la legge sulle pari opportunità. All’indomani del delitto Moro, 1979, prima donna della Repubblica italiana, Nilde Iotti viene eletta presidente della Camera dove vi rimase fino al 1992, dando prova di grande capacità di mediazione e di rispetto degli altri. Dirà Anselmi ai suoi funerali : < Aveva una concezione della democrazia in cui l’avversario politico è un amico. Guardava sempre alle ragioni dell’altro >. E’ questo che fece di lei una donna autorevole, tanto da ottenere da Cossiga un incarico di governo con mandato esplorativo (1987)e da essere candidata dalla sinistra alla Presidenza della Repubblica(1992). Nel 1985 è Nilde Iotti a nominare Tina Anselmi presidente della Commissione P2, dandole un grande riconoscimento pubblico per come aveva portato avanti, nei  governi Andreotti III,IV eV, il suo incarico di ministra del Lavoro  ( 1976) e della Sanità (1976). A lei si deve la riforma che introdusse il Servizio Sanitario Nazionale. Con quell’incarico  la Iotti, andando al di là delle diversità politiche  e ideologiche, riconosceva la grandezza di un’altra donna, segnando il Parlamento di autorità femminile.  Anselmi lavorò nella Commissione intensamente, con libertà e onestà, fino alla fine del lavoro ( 1985), per fare venire fuori intrecci e legami trasversali di ambienti tutti maschili, quello politico, massone, militare, dei servizi segreti, della criminalità organizzata, del potere finanziario e delle banche e, tra queste, quelle del Vaticano, in una miscela esplosiva di arroganza e di supponenza, d’impunità, ma anche di paura. Queste due donne diedero dignità alla politica e alle istituzioni e seppero uscire di scena con la stessa signoria e regalità con cui erano entrate. Quando  la Iotti, per gravi motivi di salute, pochi giorni prima di morire, nel 1999 si dimise, alla Camera le venne tributato un’ovazione da tutti i parlamentari in piedi, tranne quelli della Lega, e al suo funerale in prima fila c’erano tutti, anche Tina Anselmi, che si sarebbe ritirata a vita privata nel 2001. L’uscita di scena dalle istituzioni e dalla politica della Iotti e dell’Anselmi, non al di là ma proprio per le loro diversità, simbolicamente rappresenta la fine della prima Repubblica delle donne. Fine ben diversa dalla prima Repubblica degli uomini, del cui potere Tina Anselmi, prima  di Tangentopoli, aveva smascherato il volto nascosto della P2.  Che cosa, alle politiche e ai politici di professione, è rimasto della testimonianza e dell’esperienza di Nilde Iotti e Tina Anselmi?”

Fonte:https://suddegenere.wordpress.com/author/suddegenere/