mercoledì 29 febbraio 2012

ROSSELLA URRU e SANDRA MARIANI dimenticate, ma non da noi!

E' stata dimenticata dalla maggior parte dei mass media e non solo!
Rossella Urru, 29 anni, è nelle mani di un gruppo armato che la tiene in ostaggio da qualche parte nel sud-est dell’Algeria. Cooperante italiana, è stata rapita da un commando la notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011.
Rossella si occupava di rifornimenti alimentari per il campo profughi Saharawi di Rabuni traboccante di donne e bambini allo stremo e chi come me è della Provincia di Massa-Carrara dovrebbe essere ancora più partecipe dell'accaduto dato che dal 2004 abbiamo stretto un "patto di amicizia"  con questa popolazione e accogliamo bambini e bambine Saharawi! E allora perchè tutto questo silenzio, dal locale al globale??? Perchè preferire scandali alla Novella 2000?
Solo ultimamente dopo l'appello di Geppi Cucciari dal Palco dell'Ariston e quello di Fiorello si è acceso un lumino sulla situazione di Rossella.

Le ultime notizie che si hanno di lei risalgono a dicembre quando un gruppo dissidente dell’Aqmi (Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya ) ha rivendicato il rapimento. Da allora più nulla. Silenzio. I media e il mondo politico sembrano assolutamente disinteressati. Fa sicuramente più audience la farfalla di Belen o la scollatura della Tatangelo!!!

Uniche eccezioni il Tg3 che ha inserito un banner che campeggia nella parte alta della sua homepage. “Lo terremo fino alla liberazione di Rossella Urru – scrive Silvio Giulietti della redazione Internet – vi invitiamo a segnalare all’indirizzo mail tg3net@rai.it tutte le iniziative di cui venite a conoscenza utilizzando come oggetto del messaggio la dicitura “Rossella libera”. Le pubblicheremo”.

E il Tg di La7 che ci ricorda anche di un'altra cooperante italiana Sandra Mariani ostaggio di un gruppo del Maghreb vicino ad Al Qaeda da oltre un anno.


Voglio dedicare a Rossella, a Sandra, ma anche a tutte quelle persone che come loro si trovano in paesi in serie difficoltà a portare aiuti e solidarietà concreta a rischio della propria vita, la Lettera contro la guerra del grande Tiziano Terzani :


Lettera contro la guerra


Ancor più che fuori, le cause della guerra sono dentro di noi.
Sono in passioni come il desiderio, la paura, l'insicurezza, l'ingordigia, l'orgoglio, la vanità...
Lentamente bisogna liberarcene.
Dobbiamo cambiare atteggiamento.
Cominciamo a prendere le decisioni che ci riguardano e che riguardano gli altri sulla base di più moralità e meno interesse.
Facciamo più quello che è giusto, invece di quel che ci conviene.
Educhiamo i figli ad essere onesti, non furbi.
E' il momento di uscire allo scoperto; è il momento d'impegnarsi per i valori in cui si crede.
Una civiltà si rafforza con la sua determinazione morale molto più che con nuove armi.




Con questo appello chiediamo ai media di dedicare spazio alla storia di Rossella e di Sandra, di renderle note all’opinione pubblica. Chiediamo al governo e al mondo politico di attivarsi per la loro liberazione. 

Impegnamoci tutt*, vogliamo Rossella e Sandra libere.

#freerossellaurru 

Intanto noi come donne del movimento SNOQ di Massa nel nostro piccolo per l'8 Marzo faremo tra le tante cose anche volantinaggio ed informazione! 


L’appello di Geppi Cucciari dal palco di Sanremo

L'appello di Fiorello per Rossella Urru

Spazio del Tg3 dedicato a Rossella Urru

Altre info sul sequestro di Rossella sul sito di Articolo 21

http://www.rossellaurru.it/

domenica 26 febbraio 2012

Petizione 188 FIRME PER LA LEGGE 188 CONTRO LE DIMISSIONI IN BIANCO

188 FIRME PER LA LEGGE 188
CONTRO LE DIMISSIONI IN BIANCO



Siamo 188 donne autorevoli e determinate a difendere la dignità e l'autonomia femminile. Stiamo infatti chiedendo alla Ministra del Lavoro e delle Pari Opportunità Elsa Fornero di ripristinare la legge 188 del 2007 che impediva la pratica delle finte dimissioni volontarie, le dimissioni “in bianco”, fatte firmare al momento dell'assunzione per essere utilizzate quando quel lavoratore avrà una lunga malattia, quella lavoratrice si sposerà o all'inizio di una gravidanza. È una pratica che colpisce soprattutto le giovani donne e che si può considerare, in termini generali, un abuso contro lo Stato di diritto.
Ci teniamo a ricordare tre cose: 1) la legge non rappresenta un onere economico per la collettività e può essere applicata, utilizzando le tecnologie informatiche, con procedure semplicissime; 2) la legge fu approvata da un arco ampio di forze politiche ma subito abrogata dal governo Berlusconi nel maggio 2008; 3) proseguire nell'assenza di una norma può spingere i datori di lavoro più spregiudicati a perseverare nell'ingiustizia.

Le 14 donne promotrici:

Roberta Agostini
Ritanna Armeni
Giovanna Casadio
Titti Di Salvo
Mariella Gramaglia
Raffaella Lamberti
Maria Pia Mannino
Marisa Nicchi
Liliana Ocmin
Anna Rea
Serena Sorrentino
Soana Tortora
Sara Ventroni

FIRMA ANCHE TU QUI QUESTA PETIZIONE NE VA DEL FUTURO LAVORATIVO DI TUTT* NOI!  

DIMISSIONI IN BIANCO: IO NON FIRMO!
 
PERCHE’ SE FIRMO LA LETTERA DI DIMISSIONI QUANDO MI ASSUMONO PERDO LA LIBERTA’ DI:

Lavorare senza ricatto     
  
Diventare madre quando voglio  
     
Esercitare il diritto di sciopero   
    
Curarmi se mi ammalo  

RIVOGLIAMO LA LEGGE 188/2007 CHE IMPEDIVA LE DIMISSIONI IN BIANCO CON UN SEMPLICE MODULO CERTIFICATO.
 
Rete  toscana dell’appello “188 donne per la legge 188/2007” 

Gruppo Facebook: 188 firme per la 188!
 

mercoledì 22 febbraio 2012

Appello a tutte e tutti le/i blogger

Realizziamo un bloggin day per Rossella Urru  per il 29/2/2012 http://www.rossellaurru.it/



Questo è l'appello di Donne Viola

Ci sono donne straordinarie che non fanno niente per essere notate e con grande cuore donano la propria vita agli altri. 
Manteniamo viva l'attenzione su Rossella Urru, 
i media non lo fanno, facciamolo noi

martedì 14 febbraio 2012

Diamo spazio alle buone notizie! Il diritto del padre al congedo anche se la madre è casalinga.

Oggi è proprio una bella giornata! Quale regalo migliore per un buon San Valentino!
Sì, perchè ogni tanto ci meritiamo di ricevere buone notizie, fa bene alla salute di tutt* noi.
In attesa che venga presentata una legge ad hoc vi segnaliamo questa sentenza sinonimo di buona prassi:

Il giudice: la donna è una lavoratrice non dipendente

Di Giusi Fasano 


Una casalinga è una «lavoratrice non dipendente»Una casalinga è una «lavoratrice non dipendente»
Il giudice parte da un principio troppo spesso ignorato: quello della casalinga è un lavoro. La donna che si prende cura dalla casa e dei figli è, secondo la definizione giuridica, una «lavoratrice non dipendente». E siccome proprio perché non dipendente non ha diritto ad alcun permesso per la cura del neonato, allora è a lui che «occorre fare riferimento nelle norme rivolte a dare sostegno alla famiglia e alla maternità». Il «lui» di questa storia è un poliziotto della questura di Venezia, un dipendente del settore amministrativo. Dopo la nascita di una figlia con problemi di salute molto seri (ha un grave handicap), l'agente aveva chiesto di poter utilizzare sia i riposi giornalieri sia i periodi di congedo per la malattia della bambina, possibilità previste nei primi anni di crescita, come aiuto alle famiglie, dal Testo Unico del 2001. Il ministero dell'Interno, dal quale dipende la polizia di Stato, gli aveva però negato tutte e due le chance: la moglie e madre della piccola, avevano obiettato gli avvocati del ministero, è una casalinga quindi lui non ha il diritto di avere né permessi né congedo, non si può sottrarre al suo lavoro ore o giorni interi per accudire la bimba di cui si prende già cura la moglie.

Ricorso. Il caso è finito nelle mani della consigliera di parità della Provincia di Venezia, Federica Vedova, e poi sul tavolo del giudice del lavoro Margherita Bortolaso. Il risultato è scritto nelle cinque pagine della sentenza depositata pochi giorni fa: il ricorso è stato accolto perché non concedere i permessi e il congedo al poliziotto è stato un atto «illegittimo». Il padre della bambina malata aveva invece il diritto di ottenere ciò che chiedeva: per stare accanto alla piccola nei momenti più difficili della malattia durante i suoi primi anni di vita, certo. Ma anche per aiutare la moglie nella gestione quotidiana delle cure alla neonata, indipendentemente dall'handicap della piccola.
Scrive il giudice del lavoro: «L'illegittimità del diniego opposto dall'Amministrazione (il ministero dell'Interno, ndr ) alla fruizione dei benefici richiesti ha comportato una evidente discriminazione a danno del poliziotto rispetto alla generalità dei lavoratori padri che si trovano nelle sue stesse condizioni». Tutto questo è una nota ancora più stonata se si considera il fatto che «altre amministrazioni pubbliche e datori di lavoro privati riconoscono pacificamente tale diritto».

Dopo aver specificato che, in generale, un padre deve poter «beneficiare dei permessi per la cura del figlio, allorquando la madre non ne abbia il diritto in quanto lavoratrice non dipendente e purtuttavia impegnata in attività che la distolgano dalla cura del neonato», il giudice ripara al torto subito dall'agente condannando il ministero dell'Interno a «pagare al lavoratore discriminato un importo pari ai numeri dei permessi e alle giornate di congedo negate»: 9.750 euro.

E per sottolineare quanto sia fondamentale «il sostegno a famiglia e maternità» la sentenza cita le «finalità generali, di tipo promozionale, scolpite dall'articolo 31 della Costituzione». Quello secondo il quale «la Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. E protegge la maternità, l'infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a questo scopo». Fra gli «istituti» ai quali la dottoressa Bortolaso si riferisce ci sono i diritti di un padre ad avere il tempo che gli spetta per prendersi cura di sua figlia. Anche se la moglie è casalinga e, nell'immaginario di ancora tante, troppe persone, è una «non lavoratrice». Sbagliato, ripete più volte questa sentenza: è una «lavoratrice non dipendente».




Inoltre tralasciando i commenti che verrebbero da fare sulle dichiarazioni omofobe di Giovanardi vi comunichiamo che oggi si terrà l'iniziativa organizzata dall' associazione Gay Center che organizzerà un sit in dinanzi a Montecitorio, nel corso del quale Baci di cioccolata saranno distribuiti al Premier Mario Monti, nonchè a tutti i leader politici: da Alfano a Bersani, passando per Casini e Di Pietro.
“Dolci baci” di cioccalata saranno consegnati anche al senatore del Pdl, Carlo Giovanardi, autore dell’ennesima invettiva contro gli omosessuali. Quest’ultimo, infatti, scatenando immediatamente diverse polemiche ha avuto la brillante intuizione di considerare “fastidioso” vedere due lesbiche darsi un bacio, almeno quanto vedere qualcuno che fa pipì in strada.

lunedì 6 febbraio 2012

6 Febbraio - Giornata internazionale per l'abbandono delle mutilazioni dei genitali femminili


NOI DONNE:

Il 6 febbraio è la Giornata internazionale per l'abbandono delle mutilazioni dei genitali femminili, una pratica cui sono state sottoposte circa 140 milioni di donne nel mondo.

L'impegno dell'Italia, che in questo campo si era distinta negli anni passati, sia con misure volte a prevenire la pratica nel nostro paese, sia con misure di cooperazione allo sviluppo, è venuto progressivamente affievolendosi.

Poco o nulla si sa dei fondi che ogni anno la legge n. 7/2006 mette a disposizione le attività di prevenzione. I tagli di bilancio rischiano di porre fine anche a queste attività?

La lettera aperta che AIDOS indirizza oggi ai ministri del Welfare con delega alle Pari Opportunità Elsa Fornero, della Salute Renato Balduzzi, degli Esteri Giuliomaria Terzi di Sant'Agata e della Cooperazione Internazionale e Integrazione Andrea Riccardi vuole essere un richiamo all'impegno dell'Italia per promuovere l'abbandono delle mutilazioni dei genitali femminili, un impegno che non può venire meno proprio nel momento in cui si registrano i primi progressi verso l'abbandono definitivo della pratica e dunque verso il pieno godimento dei diritti umani anche per le donne e bambine finora sottomesse a questa norma sociale.

AIDOS confida nella sensibilità e attenzione dei Ministri per ricevere presto una risposta ai propri quesiti, e ringrazia vivamente per dare visibilità a questo messaggio, affiancando AIDOS e le tante donne africane impegnate, in Italia e nei propri paesi d'origine, affinché nessuna bimba sia più costretta a subire questa pratica.

LEGGI LA LETTERA


 DI COSA PARLIAMO!


L’ infibulazione è il termine che si usa per indicare le mutilazioni genitali che vengono inflitte in certe parti del mondo. Questa pratica consiste nell’asportazione del clitoride, delle piccole labbra e parte di quelle grandi, e nella cucitura della vulva, senza anestesia; viene lasciato aperto solo un foro per la fuoriuscita del sangue mestruale e dell’urina. Tutto questo per mantenere intatta la purezza della donna.

Le donne che non subiscono questa pratica vengono considerate impure, non troveranno mai marito, fino all’allontanamento dalla società.
Questo fenomeno riguarda bambine, ragazze e donne.
Il sistema giudiziario di alcuni paesi ammette che tra le cause di divorzio compaiano anche difetti fisici della sposa, dovuti a infibulazioni malriuscite.
Le conseguenze di questa tradizione si ripercuotono a livello psicologico sulla donna, ma anche a livello fisico: i rapporti sessuali saranno impossibili fino alla defibulazione, che consiste nella scucitura della vulva, da parte dello sposo, per consentire la consumazione del matrimonio. I rapporti sessuali diventano dolorosissimi ed è impossibile che le donne possano trarne piacere. Spesso insorgono complicazioni come cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali.
Possono subentrare complicazione anche nel momento del parto: il bambino si trova a dover passare attraverso del tessuto cicatrizzato e quindi non elastico, il rischio che corre è di non ricevere abbastanza ossigeno al cervello e di avere conseguenze a livello neurologico. Durante il parto le donne infibulate rischiano la rottura dell’utero, con conseguenze fatali per la madre e il bambino.
Dopo ogni parto la donna subisce un’altra infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale.
In Egitto nonostante tale pratica è illegale, si calcola che tra l’85% e il 95% delle donne sia stata sottoposta ad infibulazione. La Somalia dove il 98% delle donne è sottoposta a tale pratica, è stata definita dall’antropologo francese de Villeneuve, “il paese delle donne cucite”.
Questa pratica non viene eseguita solo nel continente africano ma anche in Bolivia, Yemen, Kurdistan, Indonesia e persino Italia (ogni anno 2000 o 3000 bambine immigrate sono a rischio).
Si stima che nel mondo sono 150 mila le donne che sono state sottoposte alla mutilazione genitale, un dato sconcertante, se si pensa che tale pratica non è di tradizione religiosa, ma una conseguenza dovuta ad una società patriarcale.
Ogni giorno l’infibulazione viene subita da 8 mila bambine.
Secondo uno studio di Aldo Morrone direttore dell’INMP - Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni
Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà. In Italia le donne infibulate sono 35 mila.