giovedì 11 ottobre 2012

LEONARDO E' STATO PRELEVATO A SEGUITO DI DIAGNOSI DI PAS.CHE NON ESISTE.


Torniamo purtroppo a parlare di PAS, ovvero dell'inesistente che crea danni permanenti sui minori e di uno stato che ne legittima gli abusi.
Non ci sono molte parole per commentare quanto è accaduto a Padova, è vergognoso.
I fatti parlano da soli e li potete vedere con i vostri occhi QUI


Lascio dunque le parole a chi ne ha scritto e studiato i perchè e le conseguenze:

Le controversie su questa sindrome inesistente si svolgono in maniera accesa e secondo copioni che appartengono più ad ambiti calcistici che scientifici.

Proposta alla comunità scientifica dal Dr Gardner nel 1985 non è stata mai considerata come patologia proprio per la mancanza nel suo costrutto di serie basi logiche e scientifiche (Bruch, 2002 ). 

1. Sul Dr Gardner vanno smentite alcune mistificazioni: non era né psicologo né psichiatra 
2. non era docente universitario ma solo un volontario non retribuito alla Columbia University di New York 
3. la Columbia University, dopo che Gardner propose il concetto di PAS, prese le distanze dalle sue teorie ed egli andò gradualmente trasformandosi in un “autentic american monster” 
4.La teoria della PAS è stata oggetto di analisi nel lontano 2003 da parte dell’Istituto di Ricerca dei Procuratori Americani (American Prosecutors Research Institute) che l’hanno definita come “una teoria non verificata che, se

non contestata, può provocare conseguenze a lungo termine per il bambino che cerca protezione e rivendicazione legale nei tribunali” 
5. e “una teoria non dimostrata in grado di minacciare l’integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi” 
6.Più di recente, nel marzo 2010, si sono pronunciati contro la PAS gli psichiatri dell’Associazione Spagnola di Neuropsichiatria definendola senza mezzi termini “un castello in aria” 
7. e consigliando a tutti i loro associati di non farne uso né in ambito clinico né in ambito giudiziario.
8.Più volte nei suoi scritti Gardner ha espresso opinioni favorevoli alla pedofilia, da lui mai smentite; tali opinioni di Gardner rappresentano il manifesto di organizzazioni internazionali che sostengono la pedofilia 
9.Desta sconcerto, pertanto, che una inesistente malattia, non classificata tra le patologie riconosciute dalla comunità scientifica internazionale, per di più proveniente da un background filo-pedofilo, venga utilizzata nei Tribunali come prova per sentenze di affidamento dei minori, in spregio alle regole del Diritto che vogliono invece nei Tribunali solo malattie riconosciute ufficialmente (es. cause di non imputabilità nel penale, o nel civile cause di invalidità lavorativa, risarcimento del danno biologico, ecc).
 
da " L’INESISTENTE SINDROME DI ALIENAZIONE GENITORIALE" del Dr Andrea Mazzeo

giovedì 27 settembre 2012

Due o tre cosucce sul caso del martire Sallusti. E perché non è il caso di piangere

di Alessandro Robecchi

Va bene, pare che tutto il mondo “intellettuale” italiano, con tutto il milieu giornalistico in prima fila, compatto e granitico, sia in grandi ambasce per il rischio che Alessandro Sallusti, oggi direttore de Il Giornale e al tempo dei fatti di Libero, finisca in galera a seguito di una condanna per diffamazione. E’ confortante assistere a una così poderosa levata di scudi contro la restrizione della libertà personale, e dispiace semmai che tanta compattezza non si veda in altre occasioni. Tanta gente va in galera per leggi assurde e ingiuste – come circa tremila persone accusate del bizzarro reato di “clandestinità” – eppure la notizia è Sallusti. Bene, allora vediamola bene, questa notizia, al di là delle sentenze, delle polemiche, dei meccanismi della giustizia. Proviamo insomma ad applicare il vecchio caro concetto del “vero o falso?”

Il fatto. Nel febbraio del 2007 una ragazzina di Torino (13 anni) si accorge di essere incinta. I genitori sono separati. La ragazzina (che tra l’altro ha problemi di alcol ed ecstasy) vuole abortire, ha il consenso della madre, ma non vorrebbe dirlo al padre (i genitori sono separati). Per questo si rivolge alla magistratura. E’ quanto prevede la legge: mancando il consenso del padre si è dovuto chiedere a un giudice tutelare, che ha dato alla ragazzina (e alla madre, ovviamente) il permesso di prendere una decisione in totale autonomia. Come del resto precisato in seguito, a polemica scoppiata, da una nota dettata alle agenzie dal Tribunale di Torino: “Non c’è stata alcuna imposizione da parte della magistratura”.

L’articolo querelato. Strano che, in tutto il bailamme suscitato dal rischio che Sallusti finisca in carcere, nessuno si sia preso la briga di ripubblicare l’articolo incriminato. Anche in rete si fatica a trovare la versione completa, anche se basta scartabellare un po’ nella rassegna stampa della Camera dei Deputati per trovarlo (andate qui e leggetevelo: http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=DHQW1). L’articolo (Libero, 18 febbraio 2007) è firmato con lo pseudonimo di Dreyfus (quando si dice la modestia) e racconta la vicenda in altri termini. La prosa maleodorante e vergognosa – un cocktail di mistica ultracattolica e retorica fascista – non è suscettibile di querela e quindi ognuno la valuti come vuole. Ma veniamo ai fatti. La vulgata corrente di questi giorni insiste molto su una frase, questa:

“… ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice”

E’ vero. Si tratta di un’opinione. Scema, ma un’opinione. Disgustosa, ma un’opinione.

Vediamo invece le frasi che non contengono opinioni ma fatti. Falsi.

Il titolo, per esempio: “Il giudice ordina l’aborto / La legge più forte della vita”.

Falso. Nessun giudice ha ordinato di abortire.

Altra frase: “Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – il diritto! – decretando l’aborto coattivo”.

Falso. Il giudice ha dato libertà di scelta alla ragazzina e alla madre.

Ancora: “Si sentiva mamma. Era una mamma. Niente. Kaput. Per ordine di padre, madre, medico e giudice, per una volta alleati e concordi”.

Falso. Il padre non sapeva (proprio per questo ci si è rivolti al giudice) e le firme del consenso all’aborto sono due, quella della figlia e quella della madre.

E poi: “Che la medicina e la magistratura siano complici ci lascia sgomenti”.

Falso. Complici di cosa? Di aver lasciato libera decisione alla ragazza e a sua madre?

Ora, sarebbe bello chiedere lumi anche a Dreyfus, l’autore dell’articolo. Si dice (illazione giornalistica) che si tratti di Renato Farina, il famoso agente Betulla stipendiato dai Servizi Segreti che – radiato dall’Ordine dei Giornalisti – non avrebbe nemmeno potuto scrivere su un giornale il suo pezzo pieno di falsità.

Non c’è dubbio che il caso della ragazzina torinese sia servito al misterioso Dreyfus, a Libero e al suo direttore Sallusti per soffiare quel vento mefitico di scandalo che preme costantemente per restringere le maglie della legge 194, per attaccare un diritto acquisito, per gettare fango in un ingranaggio già delicatissimo. Ma questo è, diciamo così, lo sporco lavoro della malafede, non condannabile per legge.

Condannabile per legge è, invece, scrivere e stampare notizie false. Di questo si sta parlando (anzi, purtroppo non se ne sta parlando), mentre si blatera di “reato d’opinione”.

Il reato d’opinione non c’entra niente. C’entra, invece, e molto, un giornalismo sciatto, fatto male, truffaldino, che dà notizie false per sostenere una sua tesi.

Per questo la galera vi sembra troppo? Può essere. Ma per favore, ci vengano risparmiati ulteriori piagnistei sul povero giornalista Sallusti che non può dire la sua.

PS) Un mio vecchio maestro di giornalismo, all’Unità (sono passati secoli, ma io gli voglio ancora bene), scrutava i pezzi scritti da noi ragazzini con maniacale attenzione. Quando trovava qualcosa di querelabile ci chiamava e ci diceva: “Vuoi che ci portino via le rotative? Vuoi che ci facciano chiudere il giornale dei lavoratori?”.

Nel fondo di oggi su Il Giornale, Sallusti lamenta con toni da dissidente minacciato di Gulag, che non intende trattare per il ritiro della querela, che ha già pagato 30.000 euro e non vuole pagarne altri 30.000. Spiccioli. Ecco. Forse “portargli via le rotative”, come diceva il mio vecchio compagno sarebbe meglio. Meglio anche della galera. Di molte cose abbiamo bisogno, ma non di un martire della libertà con la faccia di Sallusti.

giovedì 12 luglio 2012

DONNE E UOMINI DEL PARLAMENTO FERMATE IL FEMMINICIDIO


Donne e uomini del Parlamento, donne e uomini dei partiti della società questa è una vera e propria strage, crudele, misogina: impegniamoci tutti a fermarla, ognuno per la propria responsabilità. 

Non possiamo più fare finta che non accada niente nel nostro Paese! 

Voi avete una responsabilità in più, voi non potete stare a guardare. 
Questo Gruppo DONNE E UOMINI DEL PARLAMENTO FERMATE IL FEMMINICIDIO
invierà i nomi dei suoi componenti alla Presidenza di Camera e Senato oltre al Presidente della Repubblica.

 Lo Stato italiano non può tollerare questa mattanza. 

Le leggi ci sono, ma evidentemente NON sono adeguate e la lotta delle tante associazioni non è sufficiente né adeguatamente SOSTENUTA. 

I componenti e le componenti questo gruppo, UOMINI E DONNE, vi CHIEDONO di FARE QUALCOSA SUBITO. 
Hanno scritto queste righe di appello Luisa e Daniela, me è come se l'avesse scritto ogni donna e uomo che resterà in questo Gruppo e che si adopererà a diffonderlo. 

INVITO QUINDI TUTTE E TUTTI AD ENTRARE A FAR PARTE DI QUESTO GRUPPO  FB CHE SI STA MUOVENDO IN UNA DIREZIONE PRINCIPALE IMPORTANTISSIMA QUELLA DEL RICONOSCIMENTO DEL REATO DI FEMMINICIDIO!


Cliccate qui per entrare e aderire:

DONNE E UOMINI DEL PARLAMENTO FERMATE IL FEMMINICIDIO

mercoledì 11 luglio 2012

#83

#83

non abbiamo
più
parole 

Non ci faremo ammazzare. Ora e sempre resistenza!
#stopfemminicidio

(siamo all'83esima vittima di femminicidio per il 2012: http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/07/11/83-femminicidio-donne-che-muoiono-per-la-propria-liberta/)

 

venerdì 6 luglio 2012

NON SONO UN #MEDIACOMPLICE!

Questo è il BOLLINO per la campagna web contro il LINGUAGGIO utilizzato dai MEDIA nel trattare il terribile problema della VIOLENZA SULLE DONNE.
Il BOLLINO è stato creato da STEFANIA SPANO’, illustrAutrice.
http://illustrautrice.blogspot.it/2012/07/non-sono-un-mediacomplice.html
Condividete care donne. Con la testa e con il cuore…